Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 25 ottobre 2012

Ancora grazie


Anche oggi abbracciamo chi parte.
Abbiamo infatti con rammarico salutato le splendide volontarie veterane Lorena, Milena e Silvia.
Lorena e’ stata una presenza calda e stupenda nel dipartimento dei Buoni Figli: si e’ fatta in quattro per aiutare tutti. Ha sempre dato la precedenza ai ragazzi, ma e’ stata disponibile anche per le pulizie generali, per la lavanderia, per la stireria e per tutto quanto potesse servire. Lorena ha passato molte ore in laboratorio occupazionale ed in scuola speciale insieme alla nostra maestra Giacinta. E’ una presenza positiva e gioiosa, che tutti i Buoni Figli attendono con ansia, di cui gioiscono quando e’ presente, e che salutano con tristezza e nostalgia l’ultimo giorno.
Milena e Silvia sono state degli angeli nel nostro reparto di medicina e chirurgia generale. Hanno collaborato attivamente con Fratel Robert e con tutto il nostro personale. Da loro non ho mai sentito una parola di critica e sempre si sono messe a disposizione per qualunque cosa fosse necessaria. Mi ha colpito e commosso vederle piegare la biancheria e le garze in lavanderia durante i momenti “buchi”. Mi ha fatto piacere incontrarle tutte le sere (insieme a Lorena) intente a mettere le zanzariere ai malati alettati. Milena e Silvia sono la conferma che l’umilta’ e’ la radice di tutte le virtu’, e per un volontario e’ anche il segreto per una esperienza positiva che riempia il cuore di chi la fa, e rallegri il personale locale con cui il volontario collabora. Devo anche sottolineare il fatto che Milena e Silvia molte volte hanno aiutato Lorena dai Buoni Figli; con lei hanno preparato una stupenda festa per loro domenica scorsa, ed insieme sono riuscite a portare John Mutuma a far visita ai suoi parenti in capanna. E’ stato bello per me vederle lavorare cosi’ insieme: non compartimenti stagni; non competenze vissute all’esasperazione, ma disponibilita’ dovunque ce ne fosse bisogno.

Grazie anche per essere delle volontarie “recidive”, che continuano a venire a Chaaria nonostante i nostri limiti ed i nostri difetti.
Voglio concludere questo scritto con una lettera di Silvia, perche’ da’ un’idea del clima che abbiamo respirato in questi giorni:
“Caro Beppe,
anche quest’anno l’avventura volge al termine ed e’ ora di fare bilancio. Devo dire che mancavo ormai da tre anni ed ho trovato molti cambiamenti, tutti assai positivi.
Innanzitutto, come sempre, l’accoglienza e’ stata molto calorosa; mi sono immediatamente sentita come a casa; Chaaria e’ la mia seconda casa.
Il lavoro in corsia e’ stato molto interessante e gratificante, ed e’ proprio qui che ho trovato i maggiori cambiamenti... e non parlo dei letti numerati, perche’ sicuramente aiutano noi italiani, ma non e’ quello che fa la differenza.
Mi ha colpito molto la cura che viene dedicata al paziente, cosa che una volta forse mancava un po’. Ora invece mi sembra che tutto il personale si dedichi con grande attenzione al benessere dei ricoverati.
A proposito di cio’, volevo ringraziare tutto il personale della corsia (tutti gli infermieri e quelli che io chiamo i signori e signore in ‘rosso’) per la collaborazione e la pazienza che hanno dimostrato.
Ho veramente lavorato benissimo!
Che dire poi delle tue splendide ragazze della sala?
Sono ogni volta piu’ brave e competenti, e riescono a rendere l’ambiente della sala gradevole, vivace e frizzante.
Quest’anno poi ho passato un po’ di tempo in lavanderia, e devo dire che sono colpita dalla mole di lavoro che c’e’. Dopo un pomeriggio trascorso a piegare la biancheria pulita, avevo tutto male alle braccia, mentre loro lo fanno tutti i giorni. Probabilmente non avevo mai pensato a cosa sta dietro alla biancheria che nei nostri reparti arriva tutta linda, piegata ed impacchettata.
E le garze sterili?
I momenti passati a piegare garze sono stati gradevoli, occasioni per fare due chiacchiere o per farmi cullare dalla cadenza delle persone che parlavano in Kimeru.
Insomma, mi mancherete tutti tantissimo, e spero di poter tornare presto a Chaaria a ritrovare tutti voi.
Per adesso un grosso abbraccio ed un arrivederci. Silvia”
Grazie ancora a Silvia per la bellissima lettera che coglie aspetti spesso dimenticati dell’esperienza a Chaaria.
Grazie a tutte e tre per la costanza con cui ritornano, tanto da farcele sentire parte della famiglia.
Una preghiera ed un sentito ringraziamento per tutte loro, anche a motivo delle generose offerte di cui sono state fedeli “postini”: anche ai loro amici, benefattori di Chaaria, promettiamo onesta’ ed impegno, in modo che la fiducia da loro riposta in noi non venga delusa.
Da ultimo oggi vorrei rivolgere un pensiero ed un sorriso ai nostri autisti Simon e Joseph che sono reduci da una bella maratona nell’ultima settimana. Come potete vedere dalla foto, sono comunque vispi ed assolutamente in forma.
Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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