Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 17 novembre 2012

C'è più nel dare che nel ricevere

Quando penso  ai pazienti di Chaaria, che ti guardano con quello sguardo così profondo, con una enorme fiducia nelle tue capacità, essi mi paiono quasi come un bimbo che si attacca al seno della mamma e che mai dubiterebbe di essere nutrito da latte avvelenato o inefficace …
Quando mi torna in mente la grandissima dignità con cui vengono alla visita, con i loro semplici vestiti, scelti comunque tra i "vestiti buoni", proprio per la solennità e il rispetto con cui compiono il viaggio per raggiungere il dottore bianco che certamente potrà fare qualcosa per loro, quasi mi chiedo perche’ tanta fiducia in me... e questa fiducia è talmente infinita che quasi negli ambulatori non ci si sta...
Quando chiedo, con una punta di disagio, ad una giovane puerpera di poterla visitare, e la vedo svestirsi candidamente, senza paura e con semplicita’ disarmante, mi sento riempito di un tremendo senso di responsabilita’, per non tradire mai tale innocente abbandono che mi accoglie nell’intimita’ piu’ custodita della persona, che in quel momento ha bisogno del mio ruolo curativo.
Vivo esperienze simili ogni giorno; sono cose che non hanno prezzo perchè sono davvero impagabili e ti danno molto di più della stanchezza che provi, dell'impegno quotidiano notte e giorno, del fatto che hai rinunciato ad una carriera e ad una posizione forse prestigiosa in patria; sono percezioni che ti riempiono l’anima della vera essenza della vita stessa: il rapporto profondo tra esseri umani, l'empatia e la grande compassione (nel senso letterale del termine… non pietismo; bensi’ dal latino “cum patire”= sentire con) che sviluppi verso la sofferenza delle persone, e che poi ti spinge a dedicarti al prossimo.
Lo so che tale compassione non e’ un sentimento completamente altruistico; in qualche modo comprende anche un po’ di egosimo, proprio per il benessere che ti da’… ma e’ sempre uno scambio!
Tutti questi sentimenti  ed emozioni  non sono che una briciola di quel che per me umanamente significa il servizio dei malati.
Certamente ricevo moltissimo, e sono profondamente convinto che quanto ricevo e’ molto di piu’ di quanto riesco a dare.
Fr Beppe Gaido

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