Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 23 novembre 2012

Grazie e...arrivederci

Luciano, Rinaldo, Alessandra, Francesca e Antonella ci hanno lasciati stamane per tornare in patria. 
Sono partiti all’alba insieme a fr Roberto ed a Sr Joan che li hanno accompagnati a Nairobi... si sono salvati per un pelo dall’ultimo cesareo notturno delle 4, in quanto avevamo paura di non finire prima della loro partenza... per cui abbiamo avuto pieta’ di loro e li abbiamo lasciati dormire. 
Sono state due settimane intensissime, con lavoro spesso estremo, condotto in entrambe le sale operatorie. Le ragazze della sala hanno dato il massimo, dividendosi tra lo strumentare, il pulire gli ambienti tra le operazioni, il lavaggio degli strumenti e la sterilizzazione. 
Si entrava in sala alle 8.30 del mattino e spesso se ne usciva alle 22. Naturalmente in mezzo c’erano i tanti pazienti ambulatoriali da smaltire e le urgenze di reparto. Ma se abbiamo operato cosi’, e’ perche’ i malati c’erano; e’ perche’ i bisogni ci sono e la gente sempre piu’ conosce, apprezza e stima il lavoro che si fa a Chaaria. 
Sempre di piu’ penso che i volontari non vengano a Chaaria per farci riposare: con loro infatti certamente si lavora molto di piu’. Ma questo va benissimo, perche' la ragione per cui vengono a spendere qui le loro ferie sono i malati, e non i Fratelli: i volontari ci permettono infatti di servire sempre di piu’, sempre meglio, ed in mansioni sempre piu’ complesse e specialistiche... e naturalmente questa entusiasmante avventura richiede impegno e dedizione estrema! 
Questa volta per Chaaria c'e’ stato il battesimo ortopedico delle fissazioni interne con placche e viti, per fratture di vario tipo. 
Luciano ha portato gli strumenti ed il materiale, e noi abbiamo procurato il materiale umano (i molti pazienti e la nostra mano d’opera piena di buona volonta’ e voglia di imparare). Credo che l’ortopedia sia un passo avanti irreversibile, da cui non torneremo indietro. Sono onestamente stanchissimo alla loro partenza, ma quando oggi ho visto le lastre degli arti da noi “aggiustati” con la fissazione interna, mi si e’ davvero allargato il cuore... ed ho sentito che la mia stanchezza era ripagata. 
Per questo e per molte altre cose, esprimo un grazie sincero ai chirurghi sardi... ed alle loro mogli dico un grazie altrettanto sentito per l’amore profuso ai nostri Buoni Figli e per gli ottimi pasti all’italiana che ci hanno cucinato. 
Promettiamo la nostra preghiera per ognuno di loro. 

Fr Beppe 



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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