Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 4 novembre 2012

La croce

Zipporah e’ malata grave ed e’ ricoverata per una serie di complicazioni legate all’HIV.
E’ vedova, perche’ suo marito e’ morto da tempo a causa della malattia.
Non sono ricchi, ma con un grande sforzo Zipporah era riuscita a mettere da parti qualche soldino. Poi con il corrispondente di circa 500 Euro, era riuscita ad acquistare una motocicletta cinese, 125 cc di cilindrata, per il suo primogenito di 18 anni: lo scopo era quello di iniziare un servizio di mototaxi, che avrebbe loro permesso di guadagnare qualche scellino, per tirare avanti e per educare il secondogenito, anche lui sieropositivo, di appena 10 anni.
Zipporah e’ di Nkuene, a circa 6 Km da Chaaria.
Suo figlio Richard ieri e’ venuto a trovarla qui in ospedale, prendendosi una pausa dalla sua attivita’ di tassista.
Finito l’orario di visita, ha ripreso le sue corse su e giu’ tra il cancello del nostro presidio e le varie destinazioni richieste dai clienti. Il tempo che segue l’orario di visite e’ molto redditizio, ed i motociclisti diventano spericolati per completare le corse nel minor tempo possibile, e per tornare nuovamente a riprendere altri passeggeri.
Era passata solo un’ora da quando Richard aveva lasciato sua madre, quando ho ricevuto la visita di un poliziotto che mi ha chiesto di dimettere immediatamente Zipporah, in quanto avrebbe dovuto seguirli per la identificazione del cadavere:
“Chi e’ morto?”, ho chiesto con notevole ansieta’.
“Suo figlio Richard. Stava trasportando un cliente a Meru ed ha perso il controllo del motociclo. Sono caduti entrambi ma il passeggero ha riportato solo delle abrasioni... lui invece ha picchiato la testa contro una pietra appuntita ed e’ morto sul colpo”.
Dirlo a Zipporah e’ stato un dramma... ne sono seguite urla e pianti disperati. Si e’ buttata al suolo e si contorceva nella sua sofferenza... Il problema e’ che Richard si prendeva cura anche dell’altro bambino, ora a casa da solo.
Sono stati minuti di caos, in cui ho preferito che la mamma dal cuore distrutto sfogasse un po’ della sua angoscia; poi ho rilasciato Zipporah, senza chiederle uno scellino e dandole naturalmente le medicine che le sarebbero servite.
L’ho pero’ pregata di tornare in caso fosse peggiorata.
L’ho vista partire affranta insieme ai poliziotti, ed ho riflettuto sul fatto che per qualcuno la croce non e’ solo pesante come il legno, ma come il piombo... Prima Zipporah e’ rimasta vedova, e solo in occasione della dipartita dal marito e’ venuta a sapere che era stata anche lei infettata dall’AIDS; poi ha dovuto ripensarsi come madre senza sposo, e si e’ affidata molto al figlio maggiore che aveva smesso di studiare per problemi finanziari; adesso anche il primogenito l’ha lasciata e lei dovra’ ricominciare nuovamente a lottare sia per la sua sopravvivenza sia per il futuro dell’unico figlio rimastole.
Fr Beppe
PS: NAOMI E GLI ESAMI
Fino ad oggi Naomi ha sostenuto gli esami pratici di biologia e di chimica.
Domattina avra’ scritto e orale di Inglese.
Come vedete dalla foto e’ un tantino elettrica, ma noi le siamo vicini e la sosteniamo con il bene che le vogliamo.

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