Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 12 dicembre 2012

Ancora sciopero

Da due giorni gli infermieri impiegati in strutture governative hanno incrociato le braccia, scontenti dei loro stipendi.
Cio’ sta comportando la progessiva paralisi dei dispensari ed ospedali pubblici: infatti, anche se i medici stavolta ci sono, essi non ricoverano per mancanza di infermieri che si prendano cura dei malati.
Per Chaaria tale fatto significa un aumento esponenziale del numero dei malati, in tutti i dipartimenti, ma soprattutto nei reparti degli adulti (sia uomini che donne) ed in maternita’.
Molti pazienti gia’ ricoverati vengono dimessi dalle strutture pubbliche per carenza di personale, e cercano rifugio qui da noi.
Stiamo quindi accogliendo malati molto gravi, casi di traumatologia della strada, complicazioni ostetriche serie come eclampsie e pre-eclampsie, complicazioni settiche post-chirurgiche, oltre a parti e tagli cesarei a go go.
Tale situazione, unita al numero eccezionalmente alto di ragazzi accolti per la circoncisione (al momento 90 sono presenti in reparto), ci sta dando non poche difficolta’ logistiche.
Ieri non abbiamo calcolato bene il numero dei pasti, ed abbiamo dovuto cucinare nuovamente alle ore 14 perche’ i malati del reparto uomini erano rimasti senza pranzo. Ci siamo accorti all’ultimo momento che mancavano le saponette che normalmente offriamo ai clienti che vengono ricoverati... siamo inoltre dovuti correre a Meru a comprare nuovi materassi, perche’ quelli presenti a Chaaria non erano sufficienti.
Anche lo staff e’ molto tirato ed i volontari stanchissimi.
Inutile dire che mentre scrivo questo post sono comunque molto contento, perche’ per me vedere i reparti traboccanti, magari con due pazienti per letto e con i ragazzi delle circoncisioni in un camerone dove abbiamo stipato materassi sul pavimento per risparmiare spazio, e’ comunque una gioia immensa... vuol dire che la gente ci apprezza, si fida di noi e sa che a Chaaria siamo sempre disponibili, soprattutto quando le altre porte sono chiuse. Per esempio oggi e’ festa: in Kenya si celebra infatti l’indipendenza e la fine del periodo coloniale nel 1963. Noi pero’ siamo aperti e stracolmi di malati.

Confidiamo anche nella preghiera dei nostri lettori, affinche’ la nostra salute tenga e non cediamo sotto il peso del super-lavoro.

Fr Beppe


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