Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 27 dicembre 2012

Fibroma uterino a 15 anni


Sasia e’ una ragazzina alta e smilza di Marsabit.
E’ arrivata a Chaaria con una enorme massa del bassoventre.
I genitori dubitavano una gravidanza che la giovane pero’ negava vigorosamente.
All’ecografia e’ venuta fuori la verita’ immediatamente: non si trattava di un bimbo, ma di una enorme massa uterina del diametro di almeno 25 cm.
La mamma e’ stata molto decisa a volere che la figlia venisse operata a Chaaria, e non ne ha voluto sapere di tornare a Marsabit per venire nuovamente quando ci saranno i chirurghi italiani a gennaio.
Le ho spiegato che non sarebbe stato assolutamente facile rimuovere quel mostro e salvare l’utero… e, visto che Sasia era una adolescente, cio’ avrebbe potuto significare una infertilita’ permanente.
Neppure queste mie recriminazioni hanno fatto cambiare idea alla madre. Sasia poi mi e’ apparsa sin dall’inizio una donna matura e molto collaborativa.
Abbiamo fatto l’intervento ieri, giorno di Santo Stefano.
Quando ho aperto la cavita’ peritoneale ed ho estratto quel pallone da calico che era l’utero, mi sono per un attimo scoraggiato, ma poi ho deciso di tentare la miomectomia (cioe’ l’estrazione della massa con risparmio dell’utero).
Come sempre, la mano del Signore ci ha sostenuti ed il fibroma pian piano si e’ snocciolato senza causare emorragia massiva.
Sono stato a distanza di sicurezza dalle tube di Falloppio, e, con enorme soddisfazione, ho notato come il fibroma fosse in realta’ intramurale (cioe’ completamente indovato nello strato muscolare)… la cavita’ endometriale era quindi del tutto integra, lasciando grosse speranze per la futura fertilita’ della giovane paziente.
La chiusura dell’utero e’ stata piuttosto laboriosa: abbiamo suturato in vari strati che dovevano anche costituire l’elemento principale dell’emostasi.
E’ stata una indescrivibile soddisfazione vedere il fibroma sul tavolo operatorio, e l’utero della paziente ricostruito e ritornato alle dimensioni naturali per l’eta’.
Anche mostrare il pezzo operatorio alla madre ed assicurarla che la sua Sasia stava bene e’ stato un bellissimo momento che ci ha ricompensati di tutta la nostra fatica.
Oggi la malata e’ stabile ed e’ gia’ seduta nel letto.
Fibromi di queste dimensioni ad una eta’ tanto giovane sono estremamente rari… ed in effetti anche per me e’ la prima volta che ne vedo uno cosi’ grande in una adolescente.

Fr Beppe Gaido


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