Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 26 gennaio 2013

Difficile capire

Mi chiamo Murine (il nome e’ inventato ma la storia e’ verissima). Dieci giorni fa sono stata colpita da un colpo di panga all’arto superiore destro, durante un litigio per un po’ di legna da ardere. 
Subito dopo l’incidente mi sono accorta che la mia mano era penzoloni e che non riuscivo ad estendere le dita. I miei familiari mi hanno aiutata con il primo soccorso: mi hanno legato uno straccio stretto stretto sulla ferita e poi abbiamo iniziato il lungo viaggio verso l’ospedale. 
Arrivati presso la struttura governativa non abbiamo potuto ricevere alcun servizio perche’ la sala operatoria non funzionava a motivo dello sciopero. Siamo quindi ripartiti, ed abbiamo speso ancora soldi per il mototaxi che ci portava in un altro ospedale. 
Siamo arrivati ad un ospedale missionario di una chiesa protestante che ora non ricordo. Li’ gli infermieri non scioperavano, ma il problema erano i soldi. Me ne hanno chiesti cosi’ tanti per poter andare in sala che io ho dovuto desistere. Intanto la mia mano continuava ad essere penzoloni e mi faceva un male dell’accidente. 


Era notte e sono tornata a casa senza ricovero e senza neppure un analgesico. Non ho chiuso occhio per il male. Il giorno seguente, ricordando lo sciopero, siamo andati direttamente a cercare ospedali missionari cattolici, ma in due di essi mi sono sentita la solita raggelante risposta: “no soldi... no ricovero... no sala operatoria!” 
I giorni sono passati ed io non avevo ne’ la forza ne’ il denaro per ritentare. Mi ero quasi rassegnata a perdere la mano. Poi qualcuno mi ha parlato di Chaaria e ci sono arrivata ieri sera tardi. La’ si sono scusati con me del fatto che non avrebbero potuto operarmi subito per la ragione che che la sala era superimpegnata. 
Mi hanno promesso l’intervento per stamattina. Non hanno fatto storie per i soldi; anzi qualcuno si e’ dimostrato molto disgustato nel sentire la mia storia. Continuava a ripetere: “ma come fanno a definirsi ospedali missionari!” Alle 11 era gia’ fuori della sala. Mi hanno detto che avevo tutti i tendini estesori della mano sezionati, ed insieme avevo anche una frattura di un osso del carpo. 
Ora sono ingessata e porto il braccio al collo per ridurre l’edema che e’ veramente importante. Il dottore mi ha detto che ha fatto davvero tanta fatica a trovare i miei tendini dopo 10 giorni, ma che alla fine ci e’ riuscito. 
Mi ha anche rassicurata circa la frattura, che si mettera’ a posto con il gesso. So che la mia e’ una storia molto comune, che ho sentito ripetere con parole simili da tantissime altre persone ricoverate qui a Chaaria. E’ molto triste che succedano cose del genere e che a motivo della poverta’ economica qualcuno possa perdere la mano o anche la vita. 
Il medico di Chaaria oggi mi ha detto che il loro Padre Generale lo raccomanda sempre di non mandare via nessuno per motivi di soldi. 
Siamo in due nel mio letto, ma, dopo le parole del dottore, e forte della mia triste esperienza, posso davvero comprenderne la ragione. 

Fr Beppe Gaido 



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