Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 15 gennaio 2013

La cicogna a Chaaria

Tutti i volontari che sono stati a Chaaria, sanno per esperienza quanto importante sia il dipartimento della maternita’nel nostro ospedale… e chi ci ha lavorato sa quanto sia dura sia di giorno che di notte, sia per i parti spontanei, sia per i tagli cesarei, sia per tutte le possibili complicazioni puerperali.
Chaaria e’ sempre un’esperienza entusiasmante per ginecologi ed ostetriche, semplicemente per il fatto che in maternita’ si lavora proprio tanto.
E che dire poi dell’attivita’ di prevenzione durante la gravidanza: la nostra clinica prenatale e’ aperta dal lunedi’ al venerdi’ e segue una sessantina di donne incinte ogni giorno.
Oggi semplicemente voglio condividere con i lettori del blog una gioia numerica: i bimbi nati a Chaaria nel 2012 sono piu’ di 2200.
Anche di questo rendiamo grazie a Dio e rinnoviamo il proposito di fare ancora meglio nel 2013.

Fr Beppe





Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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