Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 23 gennaio 2013

La pediatria

Anche nel reparto dei bimbi la situazione e' al tracollo. Meno male che abbiamo Giacomo, specializzando in pediatria, che ai bimbi si dedica dal mattino alla sera! 
Ci sono 4 bambini per letto e le condizioni morbose sono spesso gravissime e scoraggianti.
La malaria imperversa in questo periodo dell'anno e porta con se' la sua scia di morte, soprattutto tra i piu' piccoli. 
Abbiamo avuto morti per anemia malarica, ma anche altre situazioni piu' spinose come coagulazioni intravascolari disseminate ed edemi polmonari... anch'essi da reputare complicazioni malariche. 
In questi mesi caldi ci sono poi casi di meningite ed altri di malnutrizione severissima. E' vero che molti bimbi vanno a casa ristabiliti, ma e' sempre durissima perdere un pupo prima del suo primo anno di vita! 
E' ancor piu' duro poi stare vicino alla sua mamma disperata che si contorce dal dolore e si rotola sul pavimento. Poi, come sempre, rimane il fatto che abbiamo pochi mezzi diagnostici e spesso non sappiamo veramente cosa stia succedendo a quei bimbi: stanno male, non migliorano con le nostre medicine, ma noi non sappiamo perche' o che cosa se li stia portando via. 


A volte mandano a me questi casi disperati, quasi che io sapessi tutto e fossi un pozzo di scienza, ma spesso anche io mi stringo nelle spalle e dico con rassegnazione: "non so piu' cosa fare". 
Altre volte arriviamo ad una diagnosi, ma poi non ci sono i mezzi per curare il piccolo: e' il caso di oggi in cui ho diagnosticato una malattia congenita del cuore con l'ecocardio! Poi ci sono i bimbi ustionati: molti vanno bene e vengono dimessi, ma altri li perdiamo per condizioni stranissime, come quel paziente che si e' messo a sanguinare in modo irrefrenabile dal tessuto di granulazione e poi ci ha lasciati anche se l'emoglobina era buona; oppure quell'altro che, pur avendo un andamento positivo dell'ustione, ha iniziato ad avere melena ed in un giorno e' passato da 10 a 5 grammi di emoglobina. 
La pediatria e' un dipartimento difficile, dove i pazienti non si sanno spiegare e dove le condizioni generali possono peggiorare da un momento all'altro, a volte in modo irreversibile. 
Grazie di cuore quindi a Giacomo ed a tutti i volontari pediatri. 
Fr Beppe




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