Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 8 gennaio 2013

Lettera da Nadia

Quando chiudi le valigie per tornare a casa da Chaaria, speri che insieme  ai frutti di mango e papaya che ci metti dentro e insieme alla polvere di terra rossa che è dappertutto, quando la riaprirai riuscirai a sentire quei silenzi e quei profumi. E invece potrai fare molto di più che sperare... potrai tornare laggiù un giorno, forse... e nell’attesa custodire nel cuore quei tesori preziosi che insegnano ad apprezzare ciò che abbiamo nelle nostre vite quotidiane e soprattutto, a creare quel piccolo spazio che ci separa dalla disperazione, quando gli altri ci spezzano il cuore o irriverenti, abbattono ciò che abbiamo costruito, o ciò per cui abbiamo dato la vita.

Fr. Beppe dice che Chaaria è un sogno. E lo è. Ma Chaaria è anche quello spazio temporale unico e tangibile,  in cui tutto ciò che si riesce a fare è solo grazie alla tenacia ed alla collaborazione solidale da parte di tutti...

Lavoro da anni dietro le quinte di Chaaria, sono diventata la mano di Fr. Beppe che scrive da un posto troppo distante per raggiungere il calamaio in Italia e da anni non tornavo laggiù. Ho ritrovato una Chaaria cresciuta sotto tutti i punti di vista e per questo sono felice di trasmettere a tutti i lettori, ogni giorno, le parole che testimoniano quanto i vostri occhi non riescono a vedere. 
Ma io resto una penna con calamaio, mentre i veri “attori” sono loro...chi resta in prima linea e ci vive ogni giorno della propria esistenza, donando questa al servizio dei poveri... Fr. Beppe, Fr. Giancarlo, Fr. Roberto e gli atri.


Quando ho abbracciato Fr. Beppe, al mio arrivo, ho notato subito un cerotto sull’avambraccio e in un istante ho capito...aveva prelevato il sangue a se stesso per donarlo, perchè non ne aveva più disponibile in emoteca. Chissà quante volte lo fa e certo non ne fa sfoggia per prenderne merito. Ma in un attimo, la mia mente è andata molto al di là di quell’evidenza e sempre le menti umane dovrebbero saper andare oltre l’evidenza e l’apparenza.

Ringrazio tutti i fratelli e le suore per l’accoglienza e per l’ospitalità che hanno riservato a me e ad Alessandro. E’ stato per noi un viaggio faticoso e “complicato”, ma valeva la pena anche fosse stato solo per un minuto, proprio come vale sempre la pena salvare anche una sola stella marina, tra quelle portate in secca dalle onde.

Concludo con un pensiero bellissimo... e saluto tutti con sincero affetto.

Nadia





Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani. Perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.
(Dalai Lama)



 

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