Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 28 febbraio 2013

Alta morbidità

Dall’inizio dell’anno abbiamo eseguito 7 prostatectomie. Quattro casi hanno avuto un post-operatorio abbatsanza normale.

Un paziente ha sviluppato enormi coaguli in vescica ed ha dovuto essere riportato in sala per ben due volte.

Un altro caso ha avuto deiscenza della ferita chirurgica per due settimane, ma poi fortunatamente tutto si e’ risolto bene.

Un altro operato ha dimostreato delle irregolarita’ della mucosa a livello del lobo medio, irregolarita’ che si estendevano alla mucosa vescicale: l’istologico ha rivelato trattarsi di un carcinoma vescicale con estensione sulla mucosa del lobo medio della prostata.

Non e’ morto nessuno e tutti e 7 sono stati dimessi.


 

Il post-operatorio e’ stato comunque difficile per tutti, con vari episodi di coaguli che ostruivano il catetere nonostante il lavaggio continuo; qualche paziente ha sviluppato urina purulenta per vari giorni nonostante antibiotici ad ampio spettro; un operato ha complicato con emorragia uretrale dopo la rimozione del catetere in ottava giornata. In un caso abbiamo dovuto trasfondere il malato varie volte.

La nostra piccolissima esperienza nel 2013 ancora una volta dimostra che la prostatectomia e’ l’intervento con la piu’ alta morbidita’ tra tutti quelli che eseguiamo a Chaaria.

Cio’ e’ dovuto in parte all’eta’ stessa del paziente (sono chiaramente molto anziani), in parte alle varie comorbidita’ (due degli operati di quest’anno per esempio erano anche diabetici).

Il post-operatorio e’ quindi molto esigente per il personale di reparto (mantenere il lavaggio continuo; provvedere alle lavature vescicali ogni qualvolta il catetere si blocchi; la lunga permanenza a letto con il rischio di trobosi venosa profonda, le medicazioni, l’igiene a letto).

La richiesta di prostatectomie nel nostro bacino d’utenza rimane comunque molto alta, ed e’ per questo che continuamo ad eseguirle, tentando di resistere alla tentazione di lasciar perdere perche’ troppo elevato il numero di complicazioni.

Cerchiamo comunque di averle un po’ dilazionate nel tempo: piu’ di due lavaggi continui contemporaneamente non sono infatti gestibili dal nostro personale infermieristico, soprattutto di notte.

La difficolta’ inerente alla prostatectomia non e’ quindi tanto l’intervento stesso che ormai facciamo in un’ora senza troppe ansie... l’ansia comincia in reparto subito dopo la sala, e dura finche’ il malato va a casa. Qualcuno va male da subito con sanguinamento e coaguli; altri vanno benissimo finche’ hanno il lavaggio continuo, e poi si mettono a sanguinare come dei vitelli per la caduta l’escara dopo l’asportazione del catetere.

Anche per quanto riguarda la complicazione dissociativa dopo anestesia spinale, la prostata e’ al primo posto: e’ frequente che un vecchietto, normale prima dell’intervento, diventi confuso e violento, tanto da strapparsi il catetere e la flebo dopo la spinale. Per fortuna anche questa complicazione e’ autolimitante ed i nonnini ritornano in se’ dopo pochi giorni.

In conclusione, possiamo dire che la prostatectomia non e’ un’operazione estremamente difficile, ma il post-operatorio e’ davvero complicato.



Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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