Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 25 febbraio 2013

Lo smaltimento dei rifiuti a Chaaria

E' un'attività poco conosciuta, ma certamente molto importante per il funzionamento dell'ospedale e per la prevenzione delle malattie. Da anni ci lavoriamo e sempre cerchiamo di migliorare. 
Al momento in ogni dipartimento ci sono i contenitori per la raccolta dei taglienti e degli aghi. Cerchiamo inoltre di fare un po' di raccolta differenziale dei rifiuti. 
In ogni reparto abbiamo tre bidoni per l’immondizia: uno è destinato ai rifiuti alimentari, che poi usiamo per il nutrimento delle anatre e dei maiali. 
Il secondo è invece per i rifiuti ospedalieri non organici, come carta e cartone. 
Il terzo è destinato a raccogliere tutti i resti ad alto potenziale infettivo e contagioso (materiale biologico, guanti, ecc). 
In questi ultimi due bidoni ci sono dei sacchi di nylon che permettono il trasporto in contenitore chiuso verso il luogo dello smaltimento: ciò al fine della protezione del personale addetto. 
Il sacco contenente carta e cartone viene buttato direttamente nella grande fossa che vedete nella foto, senza prima passare per l’inceneritore. 


 
Il materiale biologico pericoloso è invece incenerito in precedenza e poi le ceneri vengono raccolte e buttate nuovamente nella buca. 
Appicchiamo il fuoco ogni due o tre giorni anche in fondo alla buca sia per perfezionare l’incenerimento e la sterilizzazione dei rifiuti, sia per ridurre lo spazio occupato dai rifiuti stessi. 
Le due casette che vedete nella foto sono adiacenti all’inceneritore e fungono da “placenta pit”: in pratica al loro interno c’è una botola su un pozzo profondo in cui buttiamo le placente, secondo la legislazione del Kenya. 
Gli arti amputati non li buttiamo invece con le placente, ma li seppelliamo al cimitero. L’inceneritore in genere brucia il materiale durante la notte, ed al mattino l’incaricato lo svuota delle ceneri che vengono poi gettate nella buca. 
La ciminiera molto alta serve per ridurre il disagio e gli odori che l'inquinamento da inceneritore certamente generano. 
Fr Beppe Gaido




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