Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 22 marzo 2013

Il generatore romba da molte ore ... i continui black out

E' sempre uno stress enorme quando la luce va via... e purtroppo e' una esperienza frequentissima a Chaaria. 
Anni fa la linea era piu' nuova, e comunque i danni venivano riparati in fretta, a meno che piovesse a dirotto e le strade fossero impraticabili. Oggi come oggi si sta ore ed ore senza corrente, e non e' infrequente che anche tutta la notte si rimanga al buio. 
E' vero che abbiamo i pannelli, ma e' anche vero che con i "solar" non riusciamo ad usare le lavatrici, a sterilizzare ed a pompare l'acqua dai pozzi. Per questo, i pannelli sono improponibili di giorno quando tantissimi macchinari sono attivi, non solo in ospedale (pensate alla falegnameria ed all'officina). 


 
Pure una notte intera con i pannelli comunque ci da' problemi, perche' non possiamo lavare la biancheria, non riusciamo a sterilizzare ed avremo pochissima acqua. Cio' implica che l'indomani non si puo' partire con le operazioni perche' nulla e' sterile; non possiamo fare i letti in quanto non abbiamo lenzuola e non siamo in grado di cambiare i malati perche' mancano i pigiami. 
E quindi i motori a diesel girano fino a tardissimo di notte, e poi bisogna riattivarli al mattino prestissimo... altrimenti si blocca completamente l'attivita', e paradossalmente si chiude l'ospedale. 
Ho contato che, in caso di avaria dei generatori (per fortuna due, oltre al back up per la sala), l'ospedale potrebbe rimanere aperto solo 24 ore, se per scarogna mancasse la luce in contemporanea: il generatore della sala ci permetterebbe si' di lavorare e di sterilizzare; potremmo si' lavare a mano la biancheria... ma l'acqua non ce l'avremmo piu' entro un giorno perche' non funzionerebbero le pompe... senza parlare poi di laboratorio, ecografia, gastroscopia che sarebbero completamente bloccati e paralizzati. 
Per cui, anche stasera, mentre attendo che gli infermieri terminino il giro delle terapie prima di spegnere il generatore ed andare a letto pure io, mi ritrovo a pregare prima di tutto che le unita' autogene continuino a funzionare bene, e poi che la luce torni magari prima di domattina. 
Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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