venerdì 12 aprile 2013

Ancora panga


NDR ha un piccolo negozio in un villaggio non lontano da Chaaria.
Questa situazione economica lo espone al rischio di furti e violenze perche’ gia’ e’ considerato un benestante.
Lo abbiamo ricevuto alcuni giorni fa con varie ferite da machete infertegli dai rapinatori del suo negozio: un taglio al volto, uno sotto il ginocchio destro ed uno all’avambraccio destro.
La pangata alla gamba ha fratturato la tibia ed il perone. Fortunatamente la frattura della tibia e’ composta e quindi, dopo la sutura e dopo teleconsulto con Luciano, abbiamo deciso per un gesso con finestra per la medicazione.
Il taglio sullo zigomo e’ stato suturato senza troppi problemi.
La situazione piu’ grave l’abbiamo invece trovata al braccio destro, dove la panga ha dapprima sezionato vasi, tendini e nervo radiale, e poi ha causato una frattura scomposta del radio.
Con paziente in anestesia generale, abbiamo dapprima ridotto e fissato la frattuta con placca e viti, e quindi ci siamo dedicati alla sutura del nervo ed alle varie tenorrafie.
La lastra di controllo ha ricompensato i nostri sforzi in quanto l’allineamento della frattura e’ perfetto.




NDR e’ molto contento e noi lo siamo insieme a lui.
Ancora un sincero grazie a chi mi ha insegnato quel po’ di ortopedia che so e che riesco a mettere in pratica per aiutare la nostra gente.
Grazie anche al Signore che mi permette di imparare velocemente, e mi da’ il coraggio di provare, anche quando in fondo al cuore c’e’ un po’ di paura.

Fr Beppe Gaido



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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