Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 14 maggio 2013

I nostri dialoghi


Sto facendo una gastroscopia ad una giovane donna di 33 anni a cui purtroppo abbiamo gia’ fatto diagnosi di sospetto carcinoma gastrico.
Mentre Hella e Mama Sharon mi stanno aiutando per le biopsie, una di loro interviene dicendo: “Non ti sembra, Doctor, che la vita sia generalmente molto ingiusta? Guarda questa povera ragazza! Che futuro puo’ avere?”
Io rispondo semplicemente annuendo: “sicuramente hai ragione che la vita e’ davvero ingiusta e che la sorte si accanisce soprattutto contro qualcuno. Pensa anche alla bambina che abbiamo operato stamattina: ittero ostruttivo, dilatazione della colecisti e stasi biliare intraepatica. Pensavamo ad un calcolino nella papilla, e nessuno di noi avrebbe sospettato un tumore all’eta’ di sedici anni. Eppure la TAC e’ stata spietata: carcinoma del pancreas con metastasi ai linfonodi peritoneali. 





Il nostro intervento di derivazione bilio-digiunale e’ stato un tentativo di palliazione. Certamente le ridurremo ittero e prurito, ma non credo che le allungheremo la dita di un solo giorno, e certamente questa povera bimba non ha davanti a se’ piu’ di un anno. Pensa anche a quel povero bambino denutrito che abbiamo nel reparto di medicina. Proprio oggi e’ arrivato l’esito del puntato midollare che risulta tipico di leucemmia mieloide cronica: quel bimbo ha dodici anni e ne dimostra cinque… anche lui che futuro ha?”
Un’altra di loro riprende: “quando vedo quel bambino denutrito fino allo stremo, penso  che, se capitasse a mio figlio, io non avrei la forza di portare una croce simile!”
Non rispondo, ma mi lascio trasportare dall’argomento: “oggi avevamo un altro bimbo estremamente denutrito in pediatria. Aveva un’iperglicemia estrema (probabilmente un diabete giovanile), ed era anemicissimo (2 di emoglobina). Abbiamo tentato il tutto e per tutto, ma lui non ce l’ha fatta e ci e’ spirato tra le mani, mentre la mamma ci guardava pietrificata”.
Intanto la gastroscopia e le necessarie biopsie sono state ultimate, ma ancora si parla mentre si lava e si sterilizza lo strumento endoscopico: “hai visto quanti assalti con panga in questi giorni? La gente sembra diventata tutta matta. Anche oggi un uomo ha avuto entrambi i bicipiti recisi da una serie di machetate infertegli dal fratello durante un litigio per il possesso di alcune galline. E quella donna presa a pangate dal marito sulle gambe e sulle natiche, e poi legata a testa in giu’ ad una sedia per una settimana? Ora sta meglio, ma che shock psicologico dovra’ aver subito! Potra’ perdonare quel suo sposo indegno?”
Io balbetto qualcosa: “La vita e’ gia’ cosi’ amara in se stessa, a che pro tanta violenza che rende la vita ancor piu’ dolorosa? Quando vedo i bambini morire di tumore e poi sento di persone prese a coltellate, mi domando sempre perche’ il dolore innocente non fa meditare questi violenti che seminano altra sofferenza nella societa’, gia’ cosi’ piena di dolore inesplicabile”.
Tutti concordiamo che, di fronte a queste cose, possiamo solo pregare e cercare di essere buoni noi stessi con tutti

Fr Beppe


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