Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 26 giugno 2013

L'ho letto ieri

Ho ritirato il libro di Fr. Beppe “Ad un passo dal cuore” alle 18 di ieri sera (cena compresa) l’ho terminato alle 21. Io sono un lettore veloce e sono stato preso nel vortice di questi racconti che in parte avevo già letto sul blog, in parte Beppe mi aveva raccontato, in parte vissuti a Chaaria.
Mi sono sentito entrare in vibrazione consensuale con le parole che leggevo, i nomi, i termini in swahili, gli odori buoni e cattivi che tornavano alle narici, la polvere e la pioggia, i colori della terra, le piante fiorite, le notti stellate, il camminare nel fango vischioso una notte tornando da Meru con l’auto in panne.
Nelle lettere raccolte e pubblicate sono narrate molte sconfitte: è normale che un medico ricordi più queste che le vittorie, ma non si trova mai rassegnazione o resa all’ingiustizia sociale, alla fatica fisica e mentale, all’impresa gigantesca di andare avanti giorno dopo giorno.
Non c’è mai il compiacimento per i risultati ottenuti, se mai la consapevolezza del percorso fatto.





E poi la voglia di sognare nuovi spazi, nuove attività e sfide. Questo non sentirsi mai arrivato, questa fame e capacità di imparare questo coraggio di applicare anche tecniche appena apprese è sempre stato per me un motivo di ammirazione per F. Beppe, assieme alla capacità di accettare anche l’impotenza terapeutica ed l’inevitabilità della morte.
Spero che questo libro sia letto da molti, per la storia che narra, per lo stile efficace ed elegante, per le informazioni preziose sull’Africa, sul Kenya e nel piccolo su Chaaria, ma soprattutto per il messaggio che, a parer mio, è fondamentale sull’ingiustizia che colpisce milioni di persone nel mondo e ci chiama in causa: nessuno di noi può dire che non sapeva.
Spero non sia l’ultimo prodotto editoriale di Fr. Beppe anche perché, solo nelle lettere di questi ultimi mesi, ve ne sono alcune straordinariamente incisive.
Dopo averlo “divorato” ieri, lo rileggerò lentamente per cogliere gli aspetti che mi saranno sicuramente sfuggiti.
Ha comunque reso ancora più acuto il mio “mal d’africa” che dovrò tener buono ancora per qualche mese. Ciao Beppe.


Max Albano


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