Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 26 novembre 2013

I nostri eterni problemi elettrici


Quando è stagione delle piogge l'elettricità manca così frequentemente che ci sentiamo scoraggiati ed addirittura temiamo che i nostri poveri generatori non ce la facciano. 
Se ci lamentiamo della sitazione, ci viene detto che è colpa della stagione delle piogge: fulmini, alberi che cadono sulle linee elettriche... 
E poi - ci viene ripetuto - le strade sono spesso impraticabili durante la notte per andare a riparare il danno, e bisogna aspettare la luce del giorno... e poi ancora sperare che non piova molto, in modo che le strade si asciughino: solo così la squadra addetta può raggiungere il luogo dove c'è il problema sulla linea.
Quando è stagione secca, la corrente manca però con la stessa frequenza, e ci viene detto allora che si tratta di razionamento per mancanza di acqua nei bacini idroelettrici.
Il fatto è quindi che, sia che piova e sia che siamo in siccità, per noi la corrente elettrica rimane un incubo: manca magari tre volte durante un solo intervento chirurgico, e per tre volte rimani al buio in attesa (e speranza) che il generatore parta davvero. 
Oppure si rimane per tutta la notte senza corrente, con la luce fioca dei pannelli solari ed attivando il generatore ogni volta che c'è una emergenza chirurgica.



Più vado avanti e più mi rendo conto della assoluta necessità di un vero e proprio sistema di pannelli fotovoltaici che, attraverso la luce solare, ci renda indipendenti da queste continue sospensioni senza preavviso e con nessuna certezza di quanto possano durare. Non si può gestire un ospedale senza corrente. 
A Mapuordit in Sud Sudan il sistema fotovoltaico è ottimo e ci si vede benissimo: illumina tutto l'ospedale e la comunità dei Padri Comboniani. Solo durante gli interventi chirurgici si aziona il generatore.

A Kiremba in Burundi l'ospedale missionario della diocesi di Brescia ha un approvvigionamento costante di energia elettrica, grazie ad un sistema che produce energia attraverso una condotta forzata che alimenta una dinamo.

Non lo so. Per noi ora questi sono solo sogni depressi di una persona che ormai stadiventando fobica ogni volta che sente il generatore partire perchè poi non sa mai quando si spegnerà. 
La fobia poi si raddoppia quando sono in sala, per la paura (ed è già successo) che si spenga il gruppo autogeno a metà dell'operazione... se non c'è corrente e si blocca il generatore, vi lascio immaginare le conseguenze.
Chi lo sa! Un giorno o l'altro forse anche questo sogno di pannellizzazione e di indipendenza energetica si potrà realizzare... per adesso siamo senza luce e devo aspettare che gli infermieri della notte finiscano il giro della terapia verso le 23, prima di spegnere il motore a diesel e lasciare l'ospedale alla luminosità soffusa degli attuali pannelli solari.


Fr Beppe


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