Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 27 novembre 2013

Massimo e Stefania

Le loro tre settimane sono finite velocissimamente, come di solito capita a Chaaria, ed è per loro ormai tempo di lasciarci. Partiranno domani pomeriggio da Chaaria per tornare in Italia.
Ringraziamo di cuore il Dr Massimo Limone, ginecologo di Salerno, per il suo generoso servizio, la sua competenza e la sua continua disponibilità sia in sala operatoria che in ambulatorio ed in reparto. 
Si è reso sempre disponibile anche in sala parto, e non si è tirato indietro per le emergenze notturne. Tra le altre cose, a lui dobbiamo l’apprendimento di qualche nuova tecnica nel modo di eseguire la tuboplastica, e soprattutto l’inizio delle isterectomie per via transvaginale.
Un grazie infinito va poi a Stefania, infermiera professionale di Milano, per la sua continua dedizione in reparto dal mattino alla sera. Di Stefania, alla seconda esperienza a Chaaria, ammiro tantissimo la donazione e la gioia di stare con i nostri malati in reparto. Lei stava con loro dal mattino alle 7.30 alla sera alle 18, senza mai staccare: sapeva ingegnarsi ed ha sempre trovato da fare. 
Non è mai successo che venisse da me a lamentarsi che in reparto non c’era nulla da fare, e non è mai fuggita in sala operatoria a cercare soddisfazioni che in reparto non trovava. La sua gioia erano i più gravi: le medicazioni, il cambiar loro posizione quando paralizzati, l’imboccarli, il dar loro da bere, il cambiare le cannule ostruite. 
Mentre ripeto la mia consapevolezza che per gli infermieri italiani Chaaria è un’esperienza molto complessa e certamente difficile da vivere, pubblicamente manifesto la mia ammirazione per il modo con cui Stefania si è posta anche stavolta nei confronti del servizio infermieristico qui al Cottolengo Mission Hospital. 
La ringrazio inoltre per i rapporti cordiali e positivi che ha saputo realizzare con il nostro personale infermieristico locale.
A Massimo e Stefania assicuriamo la nostra preghiera e la nostra sincera riconoscenza per quanto hanno fatto per i nostri ammalati.
Che Dio doni loro la ricompensa che meritano e che noi certamente non sappiamo dare.


Fr Beppe e comunità




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