Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 30 dicembre 2013

Il calendario degli amici sardi

Anche quest’anno il gruppo Karibu Kenya di Cagliari ha realizzato un bellissimo calendario a favore di Chaaria.
Qui di seguito riporto quanto ho scritto per l’ultima pagina del calendario stesso.
Tutti i lettori del blog che ne sono interessati, ne possono acquistare una copia mettendosi in contatto con il Dr. Luciano Cara (mail: l.cara@tiscali.it).

Carissimi amici della Sardegna,
eccoci qui a vivere insieme anche l’anno 2014, sempre uniti dallo stesso entusiasmo e dagli stessi ideali che hanno caratterizzato gli anni passati della nostra collaborazione.
Guardando al tempo che scorre, le riflessioni che mi vengono in mente sono davvero tante, e potrebbero essere sintetizzate con due espressioni: “per il passato: grazie... e per il futuro: sì”.
Grazie per tutto quello che avete fatto per Chaaria, a partire da quel giorno nel 2007 in cui Luciano ed alcuni di voi sono venuti a trovarci, con il desiderio di fare qualcosa per noi. Da allora la nostra collaborazione è sempre e solo cresciuta, sia nell’aspetto del volontariato, sia in quello della raccolta fondi e della solidarietà economica con la nostra missione.
Ricordo che i primi anni i volontari sardi stavano a Chaaria solo dal lunedì pomeriggio al venerdì mattina, in quanto dovevano dedicare il fine settimana alla missione di Camp Garba. 
Poi le circostanze hanno voluto che Chaaria fosse completamente adottata dalla Associazione Volontari Sardi Karibu Kenya, ed abbiamo quindi goduto della presenza dei volontari a tempo pienissimo. Il numero delle presenze è costantemente aumentato, ed il periodo di permanenza si è anche allungato. Quante cose abbiamo imparato grazie ai volontari sardi!
Ne cito solo due tra le tante che potrei nominare.



E’ grazie al Dr Luciano Cara che abbiamo iniziato e consolidato l’attività ortopedica a Chaaria, portando tantissimo giovamento a persone che altrimenti non avrebbero avuto i soldi per farsi operare. L’ortopedia e la traumatologia sono infatti costosissime in Kenya.
Inoltre è stata la Dottoressa Marina Gardu che ci ha permesso  di iniziare l’importantissima attività diagnostica delle gastro e colonscopie.
Molto abbiamo comunque imparato anche nel campo dell’ostetricia e ginecologia ed in quello della chirurgia generale. Troppo lungo sarebbe elencare i nomi di tutti i medici ed i chirurghi che mi sono stati mentori in questi ultimi anni.
Il gruppo di Cagliari è inoltre sempre stato un vero campione nella delicata attività di raccolta fondi: da loro abbiamo ricevuto tantissimo.
Come non pensare al video-gastro-colonscopio, al fluoroscopio, a tutto lo strumentario chirurgico per l’ortopedia, all’ecografo, al sostegno economico per le scialitiche e per altre attrezzature nella nuova sala operatoria. Come dimenticare i container, in cui tra l’altro ci è stato inviato il grande generatore che ci assicura la corrente quando non c’è elettricità di linea.
Estremamente importanti per noi sono state inoltre le adozioni a distanza per i Buoni Figli, ed il sostegno economico per i ricoveri dei pazienti pediatrici da zero a cinque anni di età.
Molte altre sono le ragioni per dire grazie all’ Associazione Volontari Sardi Karibu Kenya, e tantissimi altri sono i progetti da loro sostenuti, ma mi è impossibile citarli tutti al momento.
Il Signore però li conosce e certamente non mancherà di ricompensare la generosità dei nostri benefattori.
E per il futuro diciamo “sì”.
Sì a nuovi progetti per migliorare ulteriormente il nostro servizio ai poveri ed ai malati, che meritano il nostro servizio incondizionato e la nostra dedizione senza misure.
Sì ad un volontariato maturo e perseverante, che sia allo stesso tempo collaborazione ed insegnamento di sempre nuove metodiche a beneficio della nostra gente.
Sì all’aiuto economico che permetta a Chaaria di portare avanti il “sogno” di essere sempre un ospedale alla portata di tutti i poveri, dove i prezzi sono bassissimi e dove a nessuno si dice di no per motivi finanziari.
Il nostro sì per il futuro diventa anche promessa del nostro rinnovato impegno di donazione, di dedizione e di amore verso i malati anche a nome dei Volontari Sardi, insieme alla assoluta onestà con cui useremo tutte le offerte che ancora riceveremo. Promettiamo che i soldi che riceveremo nel 2014 sempre saranno usati per lo scopo prefissato dai donatori, e che mai ci sarà corruzione o interesse personale nella gestione del denaro offertoci con generosità.
Siamo stati e saremo ancora “in cordata” con Cagliari: legati dal filo della solidarietà, noi qui a Chaaria lavoreremo anche a nome vostro, come vostri ambascatori per i bisognosi; e voi in Italia continuerete a farvi in quattro perchè il nostro sogno per Chaaria possa continuare e crescere sempre di più, non solo nel 2014, ma anche oltre... finchè la Divina Provvidenza vorrà e ce ne darà la forza.


Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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