Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 8 dicembre 2013

La fistola retto-vaginale

E’ una delle complicazioni più terribili a cui spesso la donna va incontro quando il parto non viene condotto in maniera adeguata e si lascia che il pavimento pelvico si laceri.
Sicuramente la fistola vescico-vaginale rimane la nostra complicazione più difficile da operare e da far guarire, perchè nella maggior parte dei casi recidiva e condanna la giovane madre ad una vita di completo isolamento sociale.
Anche la fistola retto-vaginale è comunque una situazione di estrema complessità, soprattutto se la puerpera viene in ospedale in ritardo, quando ormai la fistola è diventata cronica
Le fistole più esterne da lacerazione del pavimento pelvico possono causare incontinenza fecale di origine muscolare, in quanto sovente è danneggiato lo sfintere. La riparazione è quindi complicata, perchè bisogna ricostruire lo sfintere e poi fare una lunga fisioterapia del pavimento pelvico.



Le fistole più alte creano invece una comunicazione diretta tra retto e parete vaginale posteriore al di sopra dello sfintere. In questo caso si realizza un passaggio continuo di feci dal retto alla vagina, senza possibilità di alcuna continenza volontaria.
L’intervento è complicato: si esegue dapprina una riparazione in strati separati dopo escissione del tragitto fistoloso; quindi è normalmente opportuno fare una colostomia di protezione per vari mesi, al fine di evitare ogni passaggio fecale nella zona della riparazione ed evitare così l’infezione della sutura chirurgica.
Proprio ieri abbiamo chiuso la colostomia ad una giovane paziente che Pietro aveva operato circa sei mesi fa.
La riparazione della fistola aveva infatti tenuto bene e si poteva perciò pensare di liberare la donna dall’angoscia dell’ano artificiale. Certamente anche la paziente in questione dovrà aveve un buon ciclo di fisioterapia per rieducare lo sfintere anale che è stato in disuso per vari mesi. Pure per lei ci sarà la possibilità di qualche grado di incontinenza fecale che speriamo però di poter correggere con la fisioterapia.
Data la complessità degli interveti chirurgici e la possibilità di recidive; considerato poi il livello di sofferenza e di isolamento sociale che queste complicazioni comportano per giovani donne che rischiano addirittura di essere ripudiate proprio a causa della condizione morbosa, ritengo che il nostro massimo sforzo debba andare nella linea della prevenzione: visitare propriamente tutte le gravide prima del travaglio ed eseguire un’attenta misurazione dei diametri pelvici, al fine di consigliare il taglio cesareo precoce in caso di disproporzione cefalo-pelvica; evitare travagli estremamente prolungati ed al di fuori delle indicazioni temporali sancite dal partogramma; non eseguire manovre pericolose come la Kristeller, in caso di arresto di progresso della parte presentata in seconda fase del travaglio; lasciare l’uso del forcipe per casi assolutamente selezionati ed in mani esperte.
Auguriamo comunque alla mammina di ieri una guarigione completa.
Tra l’altro mi complimento sinceramente con lei perchè noi le abbiamo dato un appuntamento per il reintervento sei mesi fa, e lei non si è dimenticata ed è venuta esattamente il giorno che avevamo indicato sul foglio di dimissione.

Fr Beppe


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