Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 3 gennaio 2014

Valentina


E' tornata in Italia l'internista torinese Dottoressa Valentina che ha trascorso con noi a Chaaria tre settimane di servizio intenso durante il periodo dello sciopero.

Valentina si è occupata principalmente dei pazienti ospedalizzati in reparto, ma ha anche saputo dedicare del tempo all'attività ambulatoriale.
Abbiamo potuto approfitare anche delle sue approfondite conoscenze in elettrocardiografia ed ecocardiografia: ciò ha indubbiamente allentato il carico di lavoro che grava sulle mie spalle.
Durante le tre settimane di permanenza a Chaaria Valentina ha saputo instaurare rapporti positivi e costruttivi sia con gli altri volontari che con il nostro personale. 
Particolarmente fruttuoso è stato il lavoro di équipe con i clinical officers del reparto.
Auguriamo a Valentina ogni bene per il futuro della sua vita e per la conclusione della sua specializzazione in Medicina Interna. Le assicuriamo che la ricorderemo con affetto e tanta riconoscenza per quello che ha fatto soprattutto per i pazienti più gravi dell'ospedale.



Fr Beppe



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