Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 24 marzo 2014

Ancora chiamate notturne

Alle 5 di stamattina sono stato chiamato nuovamente perche’ era arrivata Jane, a noi riferita dalla maternità periferica di Kiburine per emorragia ante-partum ed assenza di battito cardiaco fetale.
La donna era in stato di shock; le contrazioni uterine erano continue ed inefficaci pur avendo una dilatazione cervicale di appena un centimetro, mentre l’emoglobina era a 12 grammi.
L’ecografia d’urgenza ha documentato l’assenza di battito cardiaco fetale, mentre ha pure dimostrato la presenza di una gossa massa iperecogena in regione placentare.
Abbiamo dovuto procedure ad una veloce stabilizzazione delle condizioni generali, alle prove crociate urgenti ed al taglio cesareo d’emergenza. Non mi sono sentito di attendere il parto naturale perchè temevo il distacco di placenta che avrebbe potuto uccidere anche la mamma.



Infatti, aprendo quella pancia abbiamo trovato un utero “a macchia di leopardo” a causa di moltissime aree di imbibizione emorragica (quella che in inglese chiamiamo extravasation). Dopo l’incisione dell’organo e la rimozione del feto morto, abbiamo trovato un enorme ematoma retroplacentare: la paziente aveva quindi avuto una abruptio placentae (distacco intempestivo di placenta) che probabilmente e’ continuata rapidamente causandole sia l’enorme ematoma e l’emorragia interna, che il rischio di apoplessia uterina da imbibizione ematica attorno ai miociti.
Abbiamo giudicato che quell’utero avrebbe potuto riprendersi, e percio’ non abbiamo fatto l’isterectomia.
Con una serie di trasfusioni siamo poi riusciti a stabilizzare l’operata, che ora e’ relativamente stabile.
Quali sono le lezioni che ho imparato da questa emergenza notturna?
1) Prima di tutto, contrazioni uterine eccessive e continue all’inizio del travaglio non sono normali neppure in caso di morte endouterina, e sono sempre un indice di pericolo perche’ possono portare a rottura d’utero, o ad apoplessia uterina.
2) Le perdite vaginali non sono una indicazione affidabile della quantita’ di sangue effettivamente perso, in quanto nell’abrutio placentae la maggior parte dell’emorragia e’ interna.
3) Piu’ che dell’emocromo ci si deve affidare alle condizioni generali della paziente (ipotensione, polso piccolo, shock), perche’ l’emorragia acuta causa prima di tutto emoconcentrazione e l’emoglobina puo’ mantenersi elevata per molte ore, portando ad un ritardo diagnostico-terapeutico.

Fr Beppe


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