Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 20 marzo 2014

Lettera di Roberto


Caro Beppe,
ti ringrazio per l'accoglienza, la collaborazione, la pazienza e la familiarità ancora una volta dimostratemi in Reparto da parte di tutto il tuo Personale.
Mi auguro di poter tornare presto a Chaaria per conoscere la nuova "Maternità", la cui crescita spiavo di nascosto ogni giorno.
Prima di partire ho voluto salutare il piccolo Dalvin e la sua mamma Rachel,sempre affettuosa, serena , fiduciosa e grata per quanto è stato fatto per la salute del suo piccolo, che ricorderò nelle mie preghiere.
Commosso nel salutarli, ho lasciato l'ospedale consapevole di quanto a volte possono essere importanti e consolatori un sorriso, una carezza, un abbraccio sincero nel momento del dolore e della disperazione.
Grazie Rachel per il tuo coraggio e la tua lezione di umiltà e.....forza Dalvin, devi farcela.
Ciao,

Roberto Cavallini


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