Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 5 aprile 2014

Grazie a tutti

Sono ripartiti oggi per l'Italia e già ne sentiamo la nostalgia!
Sono stati bravissimi e con noi hanno vissuto tre settimane intense di servizio, di condivisione, di comunione e di preghiera.
Grazie a Giorgia, persona veramente speciale, bravissima dottoressa e specializzanda di impagabile umiltà.
Grazie a Pietro, il vero chirurgo-capo della chirurgia generale di Chaaria: chirurgo-capo perchè a lui riconosco un primato indiscusso ed indiscutibile nella bravura tecnica in questo settore, nella capacitàdi fare davvero di tutto (un vero chirurgo generale... che più generale non si può) e nelle cose che mi ha insegnato in tantissimi ambiti dell'arte chirurgica.
Grazie ai genitori di Giorgia che hanno prestato uno stupendo servizio con i nostri Buoni Figli, nella disponibilità, nell'affabilità con tutti e nell'umiltà. Ora che conosco i genitori, capisco perchè Giorgia è così. "Talis pater, talis filius", dicevano i Latini... ma per Giorgia certamente la frase latina si può e si deve estendere anche alla mamma.



Siamo stati molto bene insieme. Abbiamo lavorato come dei somari.
Pietro, dall'alto dei suoi settant'anni, anche stavolta mi ha obbligato a seguire i suoi ritmi con il fiatone e trascinando le gambe: "Caro Pietro, ma siamo sicuri che non sniffi coca o mastichi miraa?" Scherzi a parte, Pietro ha tutta la mia stima ed ammirazione.
Abbiamo operato così tante persone e credo che abbiamo anche salvato tante vite!
Insieme però abbiamo potuto anche parlare, e, nonostante il ritmo a volte insostenibile, siamo riusciti anche a scambiarci confidenze personali... segno che non c'è solo un rapporto di volontariato che ci unisce, ma anche una vera amicizia.
Non posso non citare che oggi, insieme ai volontari, ritorna in Italia anche Agnese, la sorella di Sr Oliva, che ancora una volta ha voluto venire in Kenya e spendere tre settimane a Tuuru, in comunione con la sorella là sepolta. Complimenti ad Agnese per il suo coraggio e per il bene che vuole a Sr Oliva.



A tutti auguriamo un felice ritorno in Italia ed ogni bene per la loro vita.
Al Signore, nella preghiera affidiamo il compito di ricompensarli per tutto quello che hanno fatto per noi e per i bisognosi di questo angolino d'Africa.



Fr Beppe


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