Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 3 aprile 2014

La salute dei nostri buoni figli


Nelle ultime settimane ben 2 dei nostri ragazzi sono stati ospedalizzati in condizioni cliniche veramente difficili.

Prima è stata la volta di Sese che aveva accusato un costante deterioramento delle condizioni generali con ripetuti episodi di lipotimia e tosse stizzosa.
Le sue condizioni generali sono state precarie e la prognosi riservata per molti giorni, anche dopo il ricovero. E' sempre difficile capire cosa capiti ai nostri ragazzi che non si sanno spiegare. Ci siamo però impegnati al massimo e le nostre indagini cliniche ci hanno poi pian
piano portato ad una diagnosi di TBC polmonare.
E' stato molto difficoltoso anche iniziare una terapia per il nostro ragazzo perchè, come molti volontari sanno, lui è molto selettivo nel mangiare, ed appena sente un gusto leggermente diverso, rifiuta completamente di alimentarsi.
La terapia per la tubercolosi è purtroppo lunga (6 mesi) e composta da un buon numero di compresse. In Kenya non abbiamo alternative alla terapia orale, e d'altra parte è veramente importante assicurarsi che il paziente assuma le medicine regolarmente, al fine di evitare che si instauri resistenza.



Abbiamo perciò provato a schiacciare le compresse ed a fargliele assumere polverizzate nel suo solito cibo: da principio è stata una tragedia, ma ora pare che Sese si sia abituato al nuovo gusto delle vivande e si nutre bene, nonostate le compresse nascoste nel suo piatto. Infatti, è stato dimesso ed è ritornato forte come al solito senza più lipotimie. Anche la tosse è già scomparsa.

In questi giorni invece Erick ha lamentato l'ennesimo episodio di polmonite "ab ingestis" che ha rischiato, ancora una volta, di portarlo al Creatore.

Lo abbiamo ricoverato d'urgenza ed abbiamo dovuto fare uso dell'aspiratore per liberare le vie aeree e permettergli di respirare.
Erick ha una conformazione molto particolare della colonna cervicale che gli crea un sacco di problemi nei movimenti di deglutizione. Se non si è più che attenti quando lo si imbocca, e magari si ha un po' di fretta, è facilissimo che qualcosa "gli vada per traverso" ed infili la trachea invece dell'esofago.
Le condizioni di Erick sono ora stabili anche se è ancora ricoverato in pediatria, dove gli infermieri dell'ospedale già lo conoscono. Ha una polmonite che comunque è in avanzata fase di risoluzione. Sarà riportato al centro non appena concluderà il ciclo di antibiotici.
So che tanti volontari che prestano il loro servizio dai Buoni Figli conoscono Sese ed Erick molto bene e certamente pregheranno per loro.



Fr Beppe



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