sabato 8 novembre 2014

Come ai tempi del nostro Santo

Chi conosce un po’ la vita di San giuseppe Cottolengo, può ricordare molti episodi in cui il Santo toccava con mano l’intervento della Divina Provvidenza: a volte succedeva che la suora della cucina venisse a dirgli che non c’era nulla da cucinare per i ricoverati; il Cottolengo rimaneva però fiducioso... ed un carro di viveri arrivava prima dell’ora del pranzo.

Altre volte sucecdeva che qualche creditore strapazzasse il nostro Santo in portineria esigendo di essere pagato immediatamente. A nulla valevano le richieste del Cottolengo per ottenere una dilazione del pagamento. Il Santo sapeva che nella cassetta dell’elemosina in chiesa non c’era nullaperchè aveva già controllato in precedenza, ma ugualmente mandò qualcuno  a ricontrollare: stavolta era piena di offerte, sufficienti per poter estinguere il debito.
Certo, quelli erano tempi eccezionali, dovuti alla fede eroica del nostro Santo ed alla sua carità senza misura: i miracoli avvenivano perchè lui davvero era completamente abbandonato alla Provvidenza di Dio Padre e si spendeva per i poveri fino al sacrificio della vita.



La nostra fede e la nostra carità sono molto misere e certo siamo lontanissimi dal Cottolengo.
Oggi però a Chaaria è successo qualcosa che mi ha commosso e mi fa pensare che i miracoli alla Piccola Casa avvengono anche oggi... basta saperli vedere con occhi di fede.
Stamane ho visitato una signora italiana che è sovente in Kenya per seguire progetti umanitari e caritativi in altre istituzioni.
Fortunatamente non ho trovato nulla di brutto e l’ho semplicemente rassicurata ed incoraggiata a continuare con il grande bene che essa fa per tanta povera gente del Kenya. Lei ha insistito per pagare tutti gli esami che le abbiamo fatto: “se non pago, ci sto male. E’ una questione di giustizia. Se non mi fai pagare, io a Chaaria non mi farò più visitare”.
L’ho poi salutata molto in fretta, dopo averle regalato il libro “ad un passo dal cuore”, perchè mi stavano aspettando in sala operatoria per un operando con  peritonite diffusa che già era stato intubato.
Fortunatamente l’intervento è andato bene e sono riuscito a finire in meno di due ore.
Appena uscito, Lydia della farmacia mi ha detto che la signora italiana aveva dimenticato qui a Chaaria il marsupio.
L’ho quindi cercata per telefono per dirle che glielo avrei fatto avere tramite il nostro autista che comunque sarebbe dovuto andare a Meru.
Ma la sua risposta è stata una grandissima sorpresa: “è la Provvidenza che ha stabilito così; già pensavo di fare un’offerta per aiutarvi nel grande lavoro che portate avanti a Chaaria. Controlla solo che nel borsello ci sia tutto: dovrebbe essere l’equivalente in scellini di 280 Euro: non vorrei che qualcuno avesse rubato qualcosa”.
Velocemente ho controllato e poi ho ritelefonato alla nostra benefattrice dicendole che i soldi c’erano tutti.
Mi ha solo detto: “è un onore per me poter dare questo piccolo contributo a beneficio dei pazienti più poveri”.
Io mi sono commosso ed ho continuato a lavorare pensando che il Signore è sempre con noi; Egli ci sostiene e ci aiuta in ogni momento, sia quando se siamo coscienti e sia quando non lo siamo. Talvolta poi ci visita anche con carezze della Provvidenza come quella che oggi abbiamo appena ricevuto... forse perchè vuole ravvivare la nostra fede sonnacchiosa.
Che Dio ricompensi questa umile e generosa benefattrice che non cito per nome per rispettare la sua privacy.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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