Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 3 novembre 2014

La stagione delle piogge

Per i contadini è certamente una benedizione, visto che in molte parti del Kenya non piove da più di un anno e circa un milione di persone sono alla fame e sopravvivono solo grazie agli aiuti alimentari del governo.
Penso soprattutto al Turkana, dove ci sono dei morti di fame e stenti, e dove anche il bestiame sta soccombendo alla mancanza d'acqua. Me lo dicono i pazienti che vengono dal Nord: affermano che la situazione è tremenda.
Per noi che dobbiamo gestire la missione e l'ospedale la stagione delle piogge è comunque sempre un periodo difficilissimo: la corrente elettrica è davvero precaria e normalmente siamo senza energia elettrica per ore ed ore sia di giorno che di notte (anche ora i generatori stanno rombando; io non posso andare a letto perchè aspetto che le infermiere del turno di notte finiscano di distribuire le medicine prima di spegnere i gruppi autogeni e lasciare l'ospedale alla luce fioca dei pannelli). I generatori sono allo stremo e di notte è la norma ormai avere solo i pannelli solari, a meno che ci sia un'emergenza in sala.
Le strade sono impraticabili e sovente non riusciamo a spostarci perchè ci impantaniamo nel fango: le compere, un trasferimento ad un altro ospedale, andare a prendere il sangue alla banca, fare i raggi per i nostri malati a Meru... tutto diventa problematico e difficoltoso.


lo stesso problema lo incontrano i pazienti che dalle loro abitazioni non riescono a raggiungerci, per cui l'ospedale non sta lavorando al cento per cento, pur essendo comunque sempre impegnativo. La cosa che mi fa star più male è che ci sono malati a casa senza terapie, e noi potremmo aiutarli... ma le strade impraticabili ce lo impediscono e ci separano da loro.
Ma la pioggia è necessaria per le coltivazioni ed è certamente un dono di Dio anche per la nostra shamba: in questo momento la sento scrosciare sul tetto del dispensario e so che molti contadini nelle loro case prive di corrente elettrica sono già a letto e la sentono con gioia sui loro tetti: loro non hanno il problema del superlavoro dei generatori, oppure quello delle sterilizzatrici, delle incubatrici, dell'emoteca, delle celle frigorifere in mortuario che non possono funzionare solo con i pannelli solari... nel nostro caso devo ammettere che la pioggia è pure una fonte di nuovo stress e preoccupazione.

Fr Beppe


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