Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 29 gennaio 2015

Mission Accomplished

L'ultimo intervento lo abbiamo fatto stamattina a partire dalle ore 7, mentre ieri sera avevamo terminato in sala alle 21, dopo che alla lista ordinaria avevamo dovuto aggiungere una frattura di femore dovuta a caduta da mototaxi ed una ferita alla mano da machete.
Era importante operare anche il bimbo di stamattina, affetto da una grave forma di piede equino bilaterale. 
Sarebbe stato brutto per Luciano partire senza aver operato tutte le persone a cui lo aveva promesso.
Ed infatti alle 9 avevamo finito. Abbiamo quindi potuto salutarci ed abbracciarci prima della partenza per Nairobi e quindi per l'Italia dei nostri amici, ed il nostro ritorno in sala per l'ennesimo intervento.
Quella delle ultime tre settimane è stata una maratona assillante, in cui ci si è barcamenati alla bell'e meglio tra sala operatoria, ambulatorio e visite ai malati già operati in reparto. Quest'anno è stato un vero assalto alla carovana (la gente ormai ci conosce e sa il livello di prestazioni che Luciano può offrire): infatti, togliendo le domeniche in cui abbiamo operato solo per le urgenze, abbiamo avuto un tempo pienissimo in sala dal lunedì al sabato compreso. 
In sedici giorni di lavoro effettivo sono state operate 65 persone. 


Peraltro erano tutti interventi molto impegnativi e spesso lunghissimi: tendini e nervi da riparare e da trapiantare, innesti di cute, contratture da ustione da risolvere, fratture dovute sia a cadute da alberi che ad incidenti della strada... e poi tantissimi bambini con malformazioni molto gravi.
Siamo stanchi, ma veramente soddisfatti per aver potuto rispondere al bisogno di così tanta gente. Inoltre abbiamo lavorato veramente bene insieme ed il clima di collaborazione e fraternità è stato ottimo.
Oltre a Luciano, il mio plauso e la mia riconoscenza vanno anche a Rinaldo che ha lavorato in silenzio ed è stata una figura insostituibile sia come secondo operatore (quando io ero impegnato in altri settori dell'ospedale), sia nel delicato lavoro di follow up dei piani post-operatori, e sia anche come tecnico di radiologia nel manovrare il fluoroscopio in tutti gli interventi che abbiamo eseguito sotto guida radiologica.
E' stata una vera maratona ortopedica: estenuante, faticosa, ma anche gioiosa e piena di soddisfazioni e di buona armonia nel lavoro.
Ora non è che ci stiamo riposando, perchè il tour-de-force continua: infatti Max è ancora qui e continua ad operare alla grande; dopo di lui arriveranno altri chirurghi generali... e poi i pazienti mica lo sanno che Luciano è partito: il primo intervento di domani sarà infatti la riduzione interna e la fissazione con placca di una frattura di femore.
Ringraziamo i nostri volontari: la loro presenza certo non ci aiuta molto a riposare, in quanto incrementa il lavoro attirando sempre più gente e spingendoci ad interventi via via più complessi; sicuramente comunque la presenza di seri specialisti dall'Italia aumenta grandemente il livello delle nostre prestazioni, incrementa il numero di servizi che riusciamo ad offrire, e contribuisce notevolmente ad elevare il buon nome dell'ospedale.

Fr Beppe


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