Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 24 marzo 2015

Due nuovi orfanelli a Chaaria

Per le ultime settimane abbiamo avuto un solo orfano ricoverato a Chaaria.
Sr Anselmina avrebbe dovuto portarcene altri tre, ma per motivi legati a certa documentazione di cui non sono pienamente al corrente, da noi non sono ancora venuti.
Invece oggi pomeriggio, tra un intervento chirurgico e l'altro, ho ricevuto la telefonata di Rita Drago da Materi, la quale con ansia mi ha parlato di una situazione molto particolare alla quale lei non riusciva a dare una risposta. 
Era quasi timida a parlarmene: "Mi dispiace che te lo dico all'ultimo momento, ma ho al cancello il papà di due gemellini nati 5 giorni fa. Alla mamma era stato fatto il taglio cesareo, ed era stata dimessa in quarta giornata del post-operatorio. Purtroppo però, arrivata a casa, aveva detto al marito: non riesco a respirare... e dopo dieci minuti era morta.
Il padre non riesce a prendersene cura e sono troppo piccoli per la mia struttura.
Li prenderesti a Chaaria? Hai posto?"
"Certo che li prendo... ci mancherebbe! Quando me li vuoi mandare?"
"Adesso, se non ti spiace, perchè a casa non li sanno nutrire ed io non ho latte in polvere per neonati... diciamo tra due ore e mezza, in quanto la strada è lunga e non molto bella... Ti chiedo troppo? Scusa se non ti ho dato un preavviso, ma si tratta di un'emergenza sociale vera".


"Per me non ci sono problemi, li aspettiamo... I tre di Sr Anselmina li prenderemo lo stesso quando ce li porterà".
Erano le 17.30 quando i due piccolissimi sono arrivati: c'era il papà (quello con il kitenge chiaro), ed uno zio (in abiti più scuri).
E' stata un'accoglienza essenziale perchè in sala ci aspettavano ancora un raschiamento ed un cesareo, ma abbiamo fatto sentire a quel genitore che i suoi piccoli erano al sicuro in una famiglia piena di amore verso di loro.
Non hanno ancora un nome, ed il babbo ci ha chiesto di scegliere noi quando celebreremo il battesimo.
Con semplicità e con il cuore pieno di gioia diamo il benvenuto a questi neonati che ora fanno parte della nostra famiglia, e staranno con noi finchè il genitore sarà pronto a riprenderseli.

Fr Beppe



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