Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 14 aprile 2015

Gideon

Gideon ha 45 anni, e da tempo gli e’ stato diagnosticato un carcinoma della lingua. Ha venduto tutto ed ha subito moltissimi cicli di radioterapia. Purtroppo pero’, la sua situazione non e’ migliorata, ed in piu’ le radiazioni gli hanno bloccato l’articolazione temporo-madibolare. Gli hanno anche provocato un grosso buco sulla guancia destra da cui si vedono dei molare traballanti.
Gideon sta morendo di fame… Non sono le metastasi ad ucciderlo, ma la denutrizione.
E’ difficilissimo nutrirlo perche’ non riesce ad aprire la bocca ed i denti incisivi sono chiusi. Anche quei pochi liquidi che riusciamo a far filtrare tra la dentatura un po’ cariata, escono quasi del tutto dalla ulcerazione della guancia.
Gideon e’ molto buono. Sa che stiamo facendo tutto quello che possiamo. E’ anche consapevole che dalla sua bocca neoplastica emana un fetore di morte che repelle quasi tutti quelli che vengono a fargli visita.
Inseriamo un sondino nasogastrico e lo nutriamo con delle pappette semiliquide a base di latte e di miglio. Riusciamo anche a spingere giu’ dei passati di verdure e frutta. E’ un lavoro di grande pazienza.
Usiamo un siringone, e, dopo aver iniettato le soluzioni piu’ dense, laviamo accuratamente dapprima con latte e poi con bevande più liquide, al fine di evitare che il sondino si tappi.


Un giorno Gideon stava quasi per soffocare. Guardando attraverso il buco nella guancia, ci accorgiamo che manca un dente: prendiamo la luce dell’otoscopio, e con orrore ci rendiamo conto che un molare e’ ormai all’imbocco della faringe, pronto ad infilarsi giu’ in trachea.
La possibilita’ ci terrorizza, anche perche’ non potremmo neppure tentare di intubarlo, visto che non puo’ aprire la bocca.
Alla fine dobbiamo prendere una decisione non facile.
Jesse si mette una luce frontale e con coraggio inserisce delle lunghe pinze che arrivano fin sopra l’epiglottide del paziente. Lui e’ molto bravo e cerca di non tossire, perche’ sa che questo ci riempirebbe la faccia di secrezioni. Il nostro anestesista alla fine ci riesce: afferra il dente con la pinza e lo estrae tramite la guancia. Gideon riprende a respirare piu’ regolarmente e il colore cianotico migliora.
Non vogliamo pero’ correre altri rischi, e decidiamo di estrarre i molari almeno dalla parte in cui sono accessibili attraverso la breccia. Per la parte controlaterale non possiamo fare altro che sperare in bene.
Gideon e’ ancora vivo… non sappiamo per quanto! Ha un sondino nel naso ed una vistosa medicazione sulla guancia. Sta in isolamento a causa del fetore. 
Ha gli occhi chiaramente disperati, ma e’ sempre molto riconoscente ogni volta che uno di noi si siede vicino al suo letto ed e’ disponibile a spendere quasi due ore del suo tempo per pompargli in corpo quegli elementi di cui ancora ha bisogno per sopravvivere.
Non stiamo facendo molto per prolungare la vita di Gideon. Sicuramente ora almeno non sente piu’ i crampi della fame.

Fr Beppe

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