Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 7 aprile 2015

Ora sto bene!

Nonostante le terapie e gli sforzi di tutti in ospedale, io non sono mai migliorata veramente. C’erano si’ dei giorni in cui mi sentivo piu’ in forma, ma in realta’ le forze non sono mai ritornate, ed io sono rimasta sempre gonfia come un pallone. 
Camminare era diventato un problema perche’ avevo il fiatone dopo due o tre passi. Da due giorni inoltre avevo notato un’altra cosa strana: se dormivo sul fianco destro, mi gonfiava la parte destra della faccia, e se mi giravo dall’altra parte, dopo poche ore si spostava anche l’edema. 
Da ieri mattina poi non sono piu’ riuscita a coricarmi: da sdraiata non respiravo proprio. A partire dalle due del pomeriggio non ricordo piu’ nulla: solo ora, guardando la moviola del tempo qui dal Paradiso, mi rendo conto che ero fuori di testa. 
Non capivo quando mi parlavano, mi alzavo e strappavo la flebo, dicevo frasi senza significato alcuno. So che Beppe ha provato a cambiare tutte le medicine, mi ha chiamato forte, ha provato a farmi ritornare allo stato di coscienza... immaginate che non l’ho neanche visto. 
Poi e’ venuta Don Giovanni che ha voluto battezzarmi... anche se ora, ripensandoci da angioletto, mi viene da ridere, perche’ Dio Padre mi avrebbe accolta lo stesso, anche senza quelle poche gocce d’acqua sulla mia fronte madida di sudore freddo. Ma so che quelle preghiere di Don Giovanni mi hanno comunque
aiutata nella mia scalata al cielo che è sempre impegnativa.


Alla sera, siccome non potevo sdraiarmi, gli infermieri, con una delicatezza veramente speciale, mi hanno voluto portare in cameretta singola e mi hanno messo su un lettino cardiologico (quelli con lo schienale rialzabile): anche cosi’ pero’ io non ce la facevo a sdraiarmi. 
Sulla moviola ora posso vedere che sono stata agitata tutta la notte: e’ sempre difficile lasciare questa vita terrena, anche per un bambino che dalla sua esistenza non ha avuto che croce e dolore; e’ l’istinto di sopravvivenza... proprio non vuoi saperne di morire, anche se lo sai che il Paradiso e’ molto meglio per te. 
Alla fine pero’ ero troppo stanca, e quando sorella morte mi ha chiamata verso le 6 di stamane, io non ho opposto resistenza ed ho accettato di camminare insieme a lei verso il sole che non conosce tramonto. 
Adesso sono nella Luce. Se conosceste quanto e’ bello il posto in cui mi trovo, non sareste tristi. D’ora in avanti, quando guardate le stelle in cielo, pensate che una di loro si chiama Doreen: vi guarda, prega per voi, vi ringrazia e non si dimentichera’ mai di quello che per lei avete fatto durante la sua breve esperienza terrena.

Fr Beppe

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