giovedì 30 aprile 2015

Solennita’ di San Giuseppe Cottolengo

Oggi è stata una giornata assolutamente feriale, con tantissimi pazienti in ospedale ed una lista operatoria da vertigini, a cui naturalmente si è aggiunto il solito cesareo urgente.
Nel nostro cuore però c’era una gioia speciale perchè oggi abbiamo celebrato la festa del nostro Santo Fondatore.
Lo abbiamo onorato all’alba in cappella con le lodi mattutine, e poi il pensiero di lui, la sua spiritualità, i suoi insegnamenti ed i suoi esempi di vita ci hanno accompagnato durante le nostre azioni e lotte quotidiane.
Abbiamo lavorato sodo e senza risparmiarci , ma sempre pensando che questa è la spiritualità del nostro Santo che ci voleva servi e manovali della Divina Provvidenza.
Non abbiamo avuto tempo per lunghissime celebrazioni liturgiche perchè i malati erano troppi, ma abbiamo ricordato più volte che il Cottolengo ci diceva che la nostra vera spiritualità deve essere quella di “dire le orazioni comuni, e poi di insozzarci fino al collo nel servizio ai bisognosi”.
Alle 18 però c’è stata una cosa bella: il nostro parroco è venuto nella cappella delle suore a celebrare la messa votiva di San Giuseppe Cottolengo sia per noi che per le sorelle.
Onestamente io sono riuscito ad arrivare in ritardo anche oggi, perchè ancora ero impegnato in sala, ma alla fine sono riuscito ad arrivarci, ed ho veramente goduto la calda atmosfera della preghiera comunitaria.



Dopo Messa poi, in semplicità e con fraternità, le suore, i fratelli ed il parroco hanno condiviso il pasto: una cena luculliana ed ipercalorica preparata in modo eccellente da Sr Dorcas.
Anche in quel momento abbiamo ripensato al nostro Santo che vuole i suoi figli uniti nel vincolo di carità, proprio come la primitiva comunità cristiana di Gerusalemme dove tutti “erano un cuor solo ed un’anima sola”.
La cena è stata breve, perchè poi c’era il giro visita da fare in ospedale dove, secondo l’insegnamento del Cottolengo, serviamo Gesù stesso nella persona dei suoi poveri e dei suoi ammalati: è stato comunque bello poter condividere la preghiera ed un momento di fraternità conviviale tutti insieme. Il Fondatore anche così ha parlato ai nostri cuori e ci ha ricordato che la nostra deve essere una famiglia, la famiglia cottolenghina, in cui ci vogliamo bene sinceramente.
Oggi quindi abbiamo lavorato tanto, ma abbiamo anche celebrato il nostro Santo nel giorno della sua festa, sia nel servizio,sia nella preghiera, che nello stare insieme.
Il Cottolengo mi ha illuminato anche nell’ultima cosa che ho fatto prima di andare a letto: avevo due mamme con bambino in ambulatorio. Erano già state visitate, ma, a causa della pioggia, non potevano avventurarsi per strada e tornare a casa. Hanno chiesto un luogo per passare la notte: a loro sarebbe bastata anche una panchina del dispensario su cui potersi sdraiare.
Proprio durante il giro serale avevo però visto due letti liberi in pediatria.
In cuore mi sono tornate le parole del Cottolengo: “letti con due pazienti li capisco, letti bis e letti volanti nelle corsie li capisco... quello che non accetto è un letto vuoto”.
Allora ho detto a Dorothy di non far dormire quella mammeed i loro pargoletti sulle panche del dispensario, ma nei due letti liberi... ed ho aggiunto: “sono certo che il Cottolengo farebbe lo stesso”.


Fr Beppe Gaido



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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