Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 20 maggio 2015

Una nuova tecnica chirurgica per fratture


Quest’anno il Dr Luciano Cara, con un’ennesima donazione per Chaaria, ha completato i set chirurgici necessari per l’applicazione di chiodi endomidollari nel caso di fratture prossimali o distali del femore e nel caso di fratture di tibia.
La nuova tecnica è generalmente meno cruenta ed offre la possibilità di ovviare ai molti problemi che a volte si incontrano facendo fissazioni interne con placca e viti: nel caso del femore la placca si può spezzare quando il paziente riprende a camminare, e nel caso della tibia una complicazione frequente è il decubito della placca sulla cute con la formazione di ulcere che a volte portano all’esposizione dell’osso e necessitano di innesto cutaneo.
Da quando Luciano è qui con noi abbiamo già operato una complicatissima frattura inveterata (di otto mesi) di femore prossimale, ed oggi una vecchia frattura di tibia (di tre mesi orsono). Gli interventi sono stati lunghi ma hanno sortito un ottimo successo.
Per adesso l’alto numero di strumenti richiesti durante l’operazione e la novità della tecnica stessa, mettono sia me che il nostro staff a dura prova: onestamente ci sentiamo un po’ confusi, ma speriamo di imparare in fretta.


Ci rendiamo infatti conto che i risultati sono davvero ottimi.
La cosa bella è che, dopo inserzione di chiodo endomidollare non dobbiamo ricorrere all’applicazione di gesso e possiamo permettere la deambulazione con stampelle (con parziale carico sull’arto coinvolto), già all’indomani dell’operazione.
Un altro passo avanti per Chaaria che in questo momento sta letteralmente soffocando sotto il peso dell’ortopedia, in quanto riceviamo casi difficilissimi ed inveterati da molti ospedali che non sono in grado di operare fratture.
Da parte nostra un altro grazie sincero al Dr Cara ed alla associazione volontari sardi Karibu Kenya per la loro perseveranza, per il loro entusiasmo, per la lora generosità nei confronti dei nostri malati e per la fiducia che  hanno in noi affidandoci tecniche chirurgiche sempre più complesse.

Fr Beppe Gaido


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