Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 4 luglio 2015

La storia di AK

Lo avevo conosciuto come paziente abulatoriale per una gastroscopia. Aveva dolore epigastrico che non migliorava nonostante le terapie con inibitori di pompa.
Alla gastro avevo trovato un enorme cratere in zona antrale, non lontano dal piloro. Avevo fatto biopsie.
Purtroppo l’istologico aveva confermato i miei sospetti: un adenocarcinoma dello stomaco.
Per il momento AK poteva ancora nutrirsi, ma la posizione del tumore avrebbe significato che presto si sarebbe verificata una stenosi pilorica grave. Inoltre il tumore causava una microemorragia continua che portava l’emoglobina a livelli pericolosi anche dopo le trasfusioni di sangue.
AK chiedeva con insistenza l’intervento chirurgico di gastrectomia. La lastra del torace e l’eco addominale erano incoraggianti perchè non dimostravano metastasi epatiche o polmonari.
Abbiamo quindi deciso di operarlo. Gastrectomia parziale di Billroth 2. 
Purtroppo c’erano linfonodi peri-gastrici, ma li abbiamo rimossi.Sembrava un’operazione perfettamente riuscita, ed il malato ha avuto un post-operatorio inizialmente molto positivo. Poi in sesta giornata abbiamo notato molta bile nel tubo di drenaggio. 




Abbiamo pensato ad una piccola fistola biliare sul moncone duodenale ed abbiamo deciso di aspettare. Poi però in ottava giornata, quando AK ha assunto un po’ di porridge, esso è fuoriuscito da ed attorno al tubo di drenaggio. 
Era certamente una complicazione seria per cui bisognava intervenire nuovamente. Con nostra sorpresa, all’apertura dell’addome, abbiamo trovato che il moncone duodenale era a posto, mentre aveva mollato sia la sutura della resezione gastrica e sia quella della gastro-entero-anastomosi.
Abbiamo rifatto l’intervento, rianastomizzzando lo stomaco in una posizione diversa e con un’ansa ileale normale. Nella zona della deiscenza ileale abbiamo optato per una breve resezione seguita da anastomosi termino terminale
Su consiglio del Dr Rolandi che mi ha seguito telefonicamente per darmi indicazioni, abbiamo anche fatto un’ansa alla Roux per prevenire un eventuale reflusso biliare nello stomaco. Anche stavolta il post-operatorio è stato buono e non ci sono state complicazioni di rilievo fin verso l’ottava giornata, quando inspiegabilmente la ferita chirurgica addominale si è aperta completamente. AK è quindi rientrato in sala per la terza volta. Abbiamo ricontrollato le anastomosi ed andavano tutte bene... abbiamo quindi deciso di risuturare la parete addominale senza fare altro all’interno.
Di nuovo ci siamo illusi che stavolta ce l’avessimo fatta, ma in tredicesima giornata dopo il terzo intervento, materiale fecaloide ha iniziato a fuoriuscire tra i punti della ferita.
La decisione è stata dura: ritornare in sala per la quarta volta? AK era molto debole e defedato: il rischio di una morte sul tavolo operatorio era tutt’altro che remota.
Secondo alcuni esperti, anche le deiscenze delle suture sarebbero da ascrivere allo stato di emaciazione estrema del malato.
I miei consulenti erano divisi. Alcuni mi consigliavano di non toccare più il paziente perchè sarebbe morto certamente in sala. Altri mi dicevano che era nostro dovere dargli una chance con un altro disperato tentativo... uno di loro mi ricordò il caso di un paziente rioperato per 5 volte ed alla fine guarito.
Ho pensato di far decidere AK e la sua famiglia, ed ho spiegato chiaramente i rischi dell’intervento e la prognosi certamente infausta in caso di decisione di non intervenire.
Con mia sorpresa AK e la sua famiglia hanno optato per l’operazione: era il giorno stesso del mio volo per l’Italia.
Il Dr Nyaga ha deciso di venirmi ad aiutare in sala ed abbiamo iniziato prestissimo: “non possiamo non farlo, e so come ti sentiresti in Italia se non lo facessimo”.
Abbiamo trovato una nuova deiscenza sulla gastro-entero-anastomosi, e con coraggio l’abbiamo nuovamente rifatta. Non c’erano problemi sulla altre suture.
Abbiamo finito l’operazione appena in tempo perchè io potessi arrivare all’aeroporto. Ora AK sta recuperando e tutti facciamo il tifo per lui.


PS: in Italia non posso usare whatsap e per adesso non ho una scheda telefonica. Gli amici che volessero contattarmi lo possono fare al momento con la mail

Fr Beppe

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