Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 14 agosto 2015

Giornate interminabili

Da quando sono tornato a Chaaria i ritmi sono stati incredibilmente intensi, sia di giorno che di notte.
Non so se ci siano molti più pazienti del normale o se tutto questo superlavoro sia semplicemente l'esito di un accumulo che si è verificato nei giorni della mia presenza in Italia.
Certo, l'endoscopia digestiva è assolutamente "rovente", perchè i clienti che necessitavano di gastro e colonscopie, e non potevano permettersi di pagare prezzi molto più alti altrove, sono stati invitati a venire in agosto.
E' molto impegnativo anche il servizio di ecografia, perchè sono il solo a farle.
I reparti comunque scoppiano, e siamo di nuovo alla situazione di due pazienti per letto, soprattutto nel reparto uomini, in pediatria ed in maternità.
Il settore davvero più impegnativo è stato comunque quello della chirurgia:abbiamo eseguito 133 interventi dopo il mio rientro dall'Italia. 
Tutti i giorni si comincia prestissimo e si finisce in sala molto tardi; le operazioni più piccole le fa Mbabu nella sala piccola, senza la mia presenza; la dottoressa Khadija esegue la maggior parte dei cesarei urgenti e dei raschiamenti... e ciononostante siamo continuamente in "overbooking": oggi per esempio sono riuscito ad operare i pazienti ricoverati il giorno 11 agosto.


Quelli ricoverati dopo, stanno ancora aspettando, ed a molti abbiamo dato appuntamento direttamente la settimana prossima, per non occupare inutilmente i letti. Gli interventi che hanno fatto davvero da protagonisti in questi giorni intensi sono state le isterectomia (finora già 15) e le erniorrafie (14), ma non ci siamo lasciati mancare nulla (dalle mastectomie alle prostatectomie)... molti sono stati inoltre gli interventi ortopedici per fratture varie.
Un ritmo di vita così intenso, reso ancor più duro dalle immancabili emergenze notturne (cesarei e non solo), rende il ricordo dell'Italia stranamente lontano nel tempo: sono solo due settimane che son tornato, ma stranamente mi pare di essere stato sempre qui... e la permanenza in patria pare una memoria già un po' sbiadita.
Sono davvero stanco, e qualche volta alla sera non riesco quasi a parlare e trascino i piedi... ma sono anche sereno, e sinceramente contento che la gente si rivolga a noi per i loro bisogni di salute.
La notte è sempre troppo corta; a volte poi è interrotta dalle emergenze: ma i ritmi incalzanti e senza repiro delle lunghissime giornate di Chaaria fanno sì che mi addormenti come una pietra, appena tocco il cuscino.

Fr Beppe


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