Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 1 agosto 2015

Il grazie di Maria, volontaria del gruppo di Mitungu, a Chaaria per due settimane

Ciao Beppe.
Ho appena terminato la mia piccolissima esperienza presso il Chaaria Hospital. Purtroppo non ci siamo conosciuti ma ho letto il tuo libro e la tua presenza a Chaaria si sente moltissimo.
Volevo ringraziare te e Giancarlo per avermi dato la possibilità di conoscere la vostra missione e per avermi permesso di partecipare in piccolissima parte.
Sono un infermiera laureata da poco, e alle primissime armi con questo lavoro, nonostante la mia età.
Il vostro modo di lavorare, il vostro impegno e il vostro cuore saranno preziosi bagagli per continuare ad amare questo lavoro e cercare di dare sempre il meglio di me.
Siete un esempio di buona volontà.
E volevo quindi ringraziare tutti voi doppiamente.
Sto per andare a lavorare in Germania se tutto va bene, ma spero di poter tornare al più presto (se mi vorrete) con più tempo a disposizione, più conoscenze e più esperienza.

Maria Santirocco, da Roma


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