Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 31 luglio 2015

Volando a Nairobi

Ancora una volta mi trovo sull’aereo in quell’atmosfera surreale che si crea in ogni volo, dove tutto ti è dato dalle “hostess” che devono essere sempre sorridenti e pazienti con chiunque. 
L’aereo è come un ponte tra mondi così lontani e diversi che la mente quasi ne rimane confusa. Il viaggio è lungo e ci sono molte turbolenze che ci cullano e conciliano il sonno. Nel dormiveglia ripenso al mese trascorso in Italia, e a tutti i doni che il Signore mi ha concesso. E’ stato proprio bello quest’anno! 

Ho rivisto persone che non incontravo da decenni, e da tutti ho ricevuto accoglienze splendide che hanno rinforzato in me la certezza che molti vogliono bene a Chaaria e, attraverso essa, anche a me.
Sono stati giorni intensi, vissuti al massimo, nel tentativo di non perdere neppure un attimo o un incontro. Ho girato l’Italia dal Nord al Sud per cercare di soddisfare tutti coloro che desideravano la mia presenza e la mia testimonianza. Mi sono spinto fino a Malta ed a Varsavia. 


Che bello parlare dei problemi del Terzo Mondo davanti ad assemblee motivate ed attente! Che bello sentirmi in profonda sintonia con tanti che sono davvero impegnati nella lotta alla disuguaglianza che separa i Paesi ricchi da quelli poveri! Mi sono reso conto che la sensibilità ai problemi dei popoli in via di sviluppo aumenta e diventa capillare in un’ampia fascia di giovani e meno giovani.
Rimane poi sempre vero che l’impegno di servizio verso i più poveri è un messaggio che tutti possono comprendere: davanti alla sofferenza ingiusta di un bambino che muore di malaria perché la mamma non ha soldi per il ricovero, il credente e l’agnostico si danno la mano e si mobilitano per l’aiuto.
Stando con voi in Italia ho capito che siamo in tanti a credere e a lottare per un futuro più giusto a tutte le latitudini. E’ una specie di cordata in cui tutti siamo uniti: alcuni di noi sono presenti in Africa e si impegnano direttamente contro la miseria; altri fanno un lavoro non meno importante dall’altra parte della cordata: rimangono in Italia, ma sensibilizzano le masse, ci aiutano nella raccolta fondi e nelle attività di conoscenza e divulgazione. 
Noi, in Kenya, lavoriamo anche a nome di tutti coloro che con le loro attività ci procurano i fondi per tirare avanti ed incrementare le nostre strutture ed i nostri equipaggiamenti; voi in Italia ci aiutate a non provare solitudine, a sentirci parte di una rete di solidarietà che è ben più grande di Chaaria.
Credo che l’Africa con le sue povertà sia un po’ la coscienza del mondo occidentale, una specie di pungolo interiore che non ci lascia dormire perché certamente renderemo conto a Dio della miseria che sistemi ingiusti di vita hanno creato a danno di milioni di nostri fratelli meno fortunati.. Ecco quindi il grande ruolo della nostra rete di solidarietà che si deve allargare sempre di più, perché ha un ruolo terapeutico e redentivo per la nostra Europa.
In questo mese in Italia ho anche potuto incontrare Mariapia Bonanate e con lei terminare la stesura del mio secondo libro: “polvere rossa”.
Come è ricca la nostra società se sappiamo guardare alla foresta che cresce senza far rumore. Dobbiamo rafforzarci in questa consapevolezza per non soccombere di fronte al clima culturale dominante dove è di casa il disimpegno e l’individualismo. Dobbiamo unirci e disseminare le nostre idee di solidarietà per la promozione dei poveri. Siamo davvero una grande cordata, e noi abbiamo un enorme bisogno di voi.
L’aereo continua il suo viaggio; stiamo sorvolando il Sudan, e Chaaria si avvicina. Anche in mezzo a tanti problemi che certamente là mi attendono, io mi ricorderò sempre di voi e confiderò nel vostro sostegno e nella vostra preghiera. 
Ora, quasi impercettibilmente, la mia mente va a tutte quelle persone che con il loro sacrificio mi hanno permesso di fare questa esperienza di vita in Italia. 
Penso a Fr Giancarlo che non si è lasciato intimorire dalla molle di lavoro e responsabilità. 
Penso ai volontari ed a tutto il personale di Chaaria.
E infine penso ai Fratelli e alle Suore che hanno lavorato con grande maturità ed hanno dato continuità a tutti i progetti che insieme avevamo iniziato.
Sì, siamo proprio una grande cordata, ed ognuno di noi ha un posto essenziale in essa. Impegnarsi nelle problematiche della povertà e del dolore umano è così arduo che nessuno può pensare di lavorare da solo. Insieme diventiamo una forza e possiamo fare cose sempre più grandi.
Vi abbraccio tutti.

Fr Beppe Gaido


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