Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 1 settembre 2015

Di nuovo sciopero..

All’ospedale di Meru tutti hanno incrociato le braccia: medici, infermieri, clinical officer, laboratoristi, farmacisti, personale degli uffici e perfino addetti al mortuario. E’ uno sciopero del personale della sanità pubblica nella Contea di Meru: gli ospedali, i centri di salute, le maternità rurali ed i dispensari sono effettivamente tutti chiusi.

Ma quel che ci strema maggiormente e’ il fatto che i pazienti rifiutati dalle strutture pubbliche hanno iniziato ad invadere Chaaria. 
Ieri notte e’ stato un campo di battaglia, con 3 cesarei, un parto con forcipe e ben 20 ricoveri di maternita’ tra mezzanotte e le 6 di mattina, mentre l’ambulatorio e’ stato sempre affollato di gente che non aveva potuto arrivare piu’ presto, dopo essere stata dimessa dall’ospedale in sciopero la sera precedente.
Anche la giornata di oggi e’ stata una lotta estenuante, con malati da tutte le parti: ambulatorio con piu’ di 500 persone in attesa, la pediatria che scoppia, la maternita’ in cui ormai abbiamo 3 donne per letto, altre ricoverate su brande nei corridoi ed altre ancora sulle stuoie per terra, 10 cesarei urgenti ed un numero elevatissimo di revisioni della cavita’ uterine, senza contare i tantissimi parti naturali.
Tutti poi chiedono, vogliono e pretendono subito; ognuno pensa di essere l’unico ad avere problemi e vuole assistenza immediata.



Il pranzo e’ quindi solo uno stacco di dieci minuti, e poi si ritorna in trincea, cercando di porre fine alla coda interminabile (e sei stremato perchè di notte eri in sala!)… ma piu’ visiti e piu’ il serpentone della lista di attesa si allunga. La cena la si fa quando possibile… magari dopo le ore 22. A pregare uno tenta anche di andarci, ma spesso poi in cappella si sonnecchia.
La chirurgia è poi l’atro aspetto “critico”, oltre alla maternità: nelle strutture governative non si opera, ed i malati in attesa di intervento vengono dimessi. 
Essi vengono a Chaaria fiduciosi, e noi operiamo con sedute lunghissime per sei giorni alla settimana (alla domenica cerchiamo di fare solo emergenze): anche così però non riusciamo a star dietro al numero di malati che necessitano di un’operazione. 
Le aree in cui abbiamo più richieste sono quelle della chirurgia generale, della ginecologia e dell’ortopedia. 
Potremmo certamente fare di più, ma sono solo: non abbiamo chirurghi volontari ed anche l’anestesista Jesse è in ferie. Pur operando tutto il giorno, è chiaro che non possiamo mai fare due interventi in contemporanea.
Gli ospedali governativi rimarranno chiusi ad oltranza e quindi tale situazione potra’ diventare per noi molto pesante, sia di giorno che di notte.
Ma non pensatemi infelice o depresso perche’ queste sono le situazioni in cui ti senti davvero utile, in cui hai la percezione che servi a qualcuno che altrimenti non avrebbe dove andare.
PS: oggi ho anche ricevuto la notizia che la rivista medica “East African Medical” Journal ha pubblicato un altro mio articolo. Che dire? E’ stata una grande gioia ed una bella soddisfazione che voglio condividere con tutti i lettori.

Fr Beppe Gaido



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