Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 2 settembre 2015

Situazione insostenibile

Oggi abbiamo ricevuto un numero incredibile di pazienti dimessi dall’ospedale di Meru, ormai completamente chiuso.
D’accordo con il Dr Nyaga, a Chaaria sono stati riferiti i malati più poveri economicamente, che non avrebbero in alcun modo potuto permettersi il ricovero in altre strutture private.
Chaaria è stata scelta anche per i casi di chirurgia ortopedica: non ci sono infatti altre strutture in cui le prestazioni ortopediche vengono offerte a prezzi così stracciati come a Chaaria: abbiamo ricevuto fratture di tutti i tipi, spesso complicatissime e comminute, a volte esposte. Le fratture erano per lo più di vecchia data (a volte sei mesi), mai operate per motivi economici. Oggi già abbiamo operato tre fratture.
A Chaaria sono stati mandati anche pazienti con patologie mediche, come diabete o ipertensione, i quali però non avevano soldi per altre strutture. Parecchi sono stati i casi pediatrici.
Solo questa sera, dopo le 18, abbiamo ricevuto varie ambulanze dal Meru General Hospital, tutte stracolme di pazienti in condizioni pessime.
Anche adesso (ore 22.45) sono arrivate altre due ambulanze stracariche.
La situazione è ora insostenibile perchè non abbiamo materialmente più spazio.
La pediatria brulica di bimbi e mamme come un alveare: è meglio non pensare alle infezioni ospedaliere crociate!
Il reparto uomini ha due-tre pazienti per letto, mentre quello delle donne è comunque strapieno.


Per riuscire ad accogliere tutti, abbiamo messo materassi per terra nella sala-magazzino sotto la sala operatoria e lì abbiamo dato un giaciglio a tutta questa gente che ci è stata mandata a motivo dello sciopero.
Il problema enorme sarà la lista operatoria: oggi abbiamo operato nove casi programmati, tra cui tre fratture. Il fatto è che, se mettiamo insieme la nostra lista operatoria già di per sè molto esigente, con quella che si è venuta a creare di colpo con i malati dell’ospedale di Meru, abbiamo più di 30 persone in ospedale in attesa di operazione (per lo più ortopedica)... a questo si aggiunga il fatto che la maternità è pienissima e che i cesarei sono mediamente 5-6 al giorno.
Chissà quando riusciremo a portarci in pareggio! Il Dr Nyaga mi ha promesso di venire ad aiutarmi ad operare la settimana prossima: lo aspetto davvero! Quanto mi mancano Luciano, Pietro, Salvo, Max, Andrea in questo momento!
Altro problema che si è venuto a creare con l’influsso così massivo di paziente è quello della logistica: non abbiamo più letti, nè lenzuola, nè coperte, nè pigiami. Dobbiamo pensare a incrementare il personale della lavanderia e quello della cucina per far fronte a tale marea umana che oggi ci ha investiti come uno tsunami.
Mentre vi scrivo mi viene quasi da piangere, pensando che sono le 23 e fuori ci sono ancora due ambulanze, ognuna contenente 6 pazienti: non so davvero dove metterli e non so quando potrò operarli.
Certamente, finche tutta questa ressa sarà un po’ esaurita, bisognerà pensare a sedute operatorie pure di sabato e domenica...anche per poter dimettere e fare spazio per i pazienti che ancora dovranno essere ricoverati.
Oggi è il 2 settembre, giorno in cui noi, figli del Cottolengo, ricordiamo la grazia ricevuta dal nostro Fondatore e l’ispirazione a dar vita alla Piccola Casa: penso che una giornata come oggi, in cui ci siamo donati ai poveri senza riserve, di giorno e di notte, possa essere pienamente in linea con la chiamata del Cottolengo che ci vuole impegnati fino al sacrificio della vita.


Fr Beppe


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