Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 14 settembre 2015

Problemi disciplinari e sovraffollamento

Una situazione come quella che stiamo vivendo dallo sciopero in avanti, in cui abbiamo tantissimi malati stipati nelle stesse stanze, in cui sovente ci sono due pazienti per letto, in cui persone completamente alettate a cause di fratture devono aspettare giorni e giorni per poter essere operati, porta anche a nervosismo, insofferenza vicendevole ed a problematiche di vita comunitaria...
onestamente solo nel reparto uomini! Le donne infatti sono assolutamente calme e collaborative, sia nei reparti di degenza, sia in pediatria che in maternità.
Quest'oggi, quasi per caso, abbiamo scoperto che un paio di ammalati picchiavano un vecchietto fuori di testa, alettato e fratturato.
Capisco benissimo che non è facile stare nella stessa camera ed a distanza ravvicinata dal letto di un malato con demenza senile, ma picchiarlo è davvero inaccettabile: si erano fatti un frustino con il filo ricoperto di gomma che sorregge le tende delle finestre; non ci saremmo probabilmente accorti se non fossimo stati avvisati dagli altri malati e da alcuni parenti che erano venuti in ospedale fuori orario.
Uno degli assalitori ha semplicemente negato l'evidenza, mentre l'altro ha detto che lo picchiavano con la frusta per il suo bene, in quanto si stava facendo male alla testa sulla testiera del letto.


La mia prima reazione è stata quella di minacciare la dimissione senza alcun intervento;
poi mi sono ricreduto, perchè dimettere un fratturato di femore senza operarlo è ancor più crudele di quello che hanno fatto.
Li opereremo lo stesso e li tratteremo bene come tutti gli altri, ma questa sera abbiamo dato voce al nostro disappunto ed alla nostra disapprovazione; li abbiamo separati in stanze diverse ed abbiamo dato l'incarico agli altri pazienti di vegliare al fine di evitare che cose del genere capitino di nuovo.
Che brutto! E' la prima volta che succede a Chaaria!
Bisogna perdonare e bisogna rispondere al male con il bene: certamente comunque questi indisciplinati andranno dimessi il più presto possibile dopo l'operazione, per evitare che turbino ulteriormente la difficile vita comunitaria di un ospedale sovraffollato.

Fr Beppe


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