Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 13 ottobre 2015

Paziente critico in medicina

Era entrato da poco in ospedale per uno scompenso cardiaco.
Le sue condizioni non erano brillanti in quanto presentava dispnea per sforzi modestissimi ed aveva inoltre edema su tutto il corpo...quello che i medici chiamano anasarca.
La pressione però teneva, e le nostre terapie sono state orientate sia ad aumentare il potere di pompa del muscolo cardiaco, sia a ridurre il sovraccarico idrico, sia a contenere il consumo di ossigeno del muscolo cardiaco al fine di evitare ischemia, e sia anche a prevenire un'eccessiva ipertrofia del miocardio.
Stasera alle 17.30 però il paziente si è scompensato, per ragioni che non conosciamo.
Noi eravamo in sala alle prese con una difficile isterectomia, e subito dopo ci aspettavano un cesareo ed una emorragia post-partum da lacerazione della cervice uterina.
Sara e Martina si sono quindi dovute aggiustare da sole nel gestire l'emergenza: il paziente era shoccato, con pressione imprendibile e sudorazioni fredde.
Insieme allo staff locale del nostro ospedale, esse hanno impostato una corretta terapia rianimatoria, secondo le possibilità del nostro contesto clinico: il paziente ha ricevuto efedrina ed atropina in vena, ossigenoterapia, liquidi in vena e teofillinici.
La pressione ora è tornata e viaggia sui 90/50 mmHg. Lui è ancora molto dispnoico, e la saturazione si abbassa appena stacchiamo l'ossigeno.
Non ha avuto dolore anginoso precordiale e l'ECG non indica un infarto del miocardio.


Lo seguiremo stretto durante la notte. Sappiamo che è un paziente con prognosi molto riservata, e nessuno di noi è certo della sua sopravvivenza, perchè la sua riserva vitale era molto compromessa anche prima dell'episodio critico di oggi.
Siamo coscienti di essere di fronte ad un malato affetto da gravissimo scompenso cardiaco, ma quello che non siamo riusciti a comprendere è come mai si sia shoccato in modo tanto drammatico e quasi improvvisamente.
Faremo certamente altri esami per studiare anche i reni e gli elettroliti.
Appena il malato sarà un po' più stabile sarà d'obbigo fare un ecocardiogramma per renderci conto della cinetica cardiaca, oltre che eseguire ECG ripetuti al fine di monitorare ogni evoluzione che possa indicare un infarto in corso e per adesso nascosto.
Non ha ancora 50 anni, e ci dispiacerebbe molto se non ce la facesse a riprendersi un po'!

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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