Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 10 ottobre 2015

Tornati a casa

I gemellini Rian e Immanuel, di Matiri in Tharaka, sono oggi tornati a casa con il papà e con una nuova mamma.
Sapevamo che il padre li avrebbe rivoluti indietro, ma pensavamo di stare con loro fino a gennaio prossimo: questo era stato l'accordo con Rita Drago, che è la sponsor di questi bimbi; il papà però è stato irremovibile ed oggi li ha voluti portare via.
E' sempre un momento triste quando salutiamo i nostri bimbi, anche se sappiamo di dover essere anche contenti per loro, soprattutto quando non vanno in orfanotrofio a Nkabune, ma rientrano in una famiglia vera.
Ora hanno circa otto mesi e sono già completamente svezzati, per cui pensiamo che non ci saranno problemi per l'alimentazione a casa.
Sono rimasti con noi a Chaaria sin dalla nascita, da quando la povera mamma era morta di parto in un ospedale rurale del Tharaka. Da noi sono stati sempre bene e non hanno mai accusato il benchè minimo problema di salute...neppure un attacco di malaria.
Ci auguriamo vivamente che pure in famiglia vada tutto bene e possano crescere sereni e forti.
Anche questa nuova missione è terminata ed è molto probabile che questi orfanelli non li rivedremo mai più.


E' un po' la nostra croce: noi ci siamo quando hanno bisogno, ci prendiamo cura di loro per un periodo molto delicato della loro vita, e poi li salutiamo e li affidiamo ad altri, perdendoli completamente di vista. 
Ma questa è la nostra missione, ed anche con loro abbiamo fatto la nostra parte.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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