Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 4 novembre 2015

Parrocchia Ss. Gervasio e Protasio - Gruppo Missioni Terzo Mondo


Il Gruppo di volontariato Missioni Terzo Mondo, si presenta...




Chi siamo

Il nostro nome è Gruppo Missioni Terzo Mondo e siamo un gruppo di volontari appartenenti alla parrocchia dei santi Gervasio e Protasio di Carpenedo, Mestre (VE).
Dal 1993 siamo impegnati a favore dei bambini dell'India, del Kenya e delle Filippine attraverso le adozioni a distanza e la realizzazione di specifici progetti di primaria importanza per i bisogni dell'infanzia.
Il sostentamento dei nostri progetti deriva da quanti scelgono di effettuare una adozione a distanza, una donazione oppure di aderire ad altre iniziative come i mercatini della solidarietà o di acquistare le nostre bomboniere solidali.
Il Gruppo non è affiliato a strutture e non è una onlus ma si basa sul puro volontariato e opera direttamente con le strutture locali (il Social Service Centre in India, Daniele Schiavinato in Kenya e suor Lorna Lagman nelle Filippine), nostri diretti referenti. In questo modo tutto ciò che viene raccolto può essere destinato ai progetti per i bambini.


Cosa facciamo
Il nostro impegno consiste nel promuovere le iniziative di sostegno,documentare i progressi ottenuti con i fondi raccolti, ascoltare le esigenze di chi opera a contatto con i bambini, mantenere i rapporti con le famiglie aderenti e fare da tramite tra queste e i referenti delle zone in cui operiamo.
Operiamo in prima persona, nelle case e con le risorse di ognuno di noi e periodicamente in alcuni spazi della parrocchia ove ci riuniamo più volte al mese per fare il punto del lavoro e pianificare i passi successivi.
Periodicamente alcuni volontari si recano a proprie spese nelle zone dove sorgono le strutture che sosteniamo, per visitare i collegi dove vivono i bambini, verificare lo stato d'avanzamento dei progetti e i progressi raggiunti.
Non si tratta di una verifica burocratica ma di incontri toccanti e dal grande valore umano, come dimostrano le testimonianze di chi fra noi ha vissuto queste esperienze.

I nostri obiettivi
Intendiamo migliorare il contesto in cui vivono i bambini, purtroppo segnato da povertà, indigenza e ignoranza. Oltre all'obiettivo immediato, vogliamo favorire un processo a lungo respiro grazie al quale si metta in moto una sorta di circolo culturale virtuoso che consenta a chi riceve oggi il nostro aiuto di attivarsi domani per aiutare chi sarà a sua volta in stato di bisogno.
Operiamo all'insegna della piena responsabilità e della massima trasparenza. Per questo inviamo direttamente tutto il denaro raccolto ai nostri referenti che operano sul territorio. Vogliamo, infatti, impiegare nel migliore dei modi i fondi, ma anche dare risposte chiare a quanti sostengono qui il lavoro.
Senza avere alcuna presunzione di poter risolvere tutti i mali del mondo, la nostra filosofia è quella di lavorare affinché tutti i bambini raggiunti dal nostro aiuto, senza distinzione alcuna relativa al credo religioso, possano vivere meglio di prima.

Il nostro aiuto in Kenya
Daniele Schiavinato ha avviato una falegnameria in seno alla missione dei padri della Consolata per produrre mobili e destinare i proventi alla missione.
Qui i bambini vengono adottati su segnalazione dei catechisti e degli insegnanti i quali intercettano le situazioni di povertà che impediscono la frequenza a scuola.
I bambini seguiti al 2007 sono 103.
L'aiuto che assicuriamo alle famiglie in questo caso non è in denaro, ma in opere di cui beneficiano i bambini: compriamo i libri, i vestiti ed in buona sostanza ci impegniamo a risolvere le emergenze con degli interventi mirati.
Tre di questi ragazzi sono attualmente mantenuti negli studi superiori.

L'orfanotrofio "Children's home St. Patrick" a Mujwa
Tutto è cominciato diversi anni fa con il nostro sostegno al progetto dei "Ragazzi di Patrick".
Patrick è un giovane che aveva preso a cuore le sorti di una cinquantina di ragazzi orfani o disabili (quest'ultimi, in quanto tali, abbandonati dai genitori).
Nel tempo la gestione del progetto da parte di una sola persona era diventata quanto mai difficoltosa pertanto si è pensato di far costruire una struttura vicina alla Missione della Consolata, più adeguata alla crescita e formazione dei tanti bambini bisognosi seguiti da Patrick.
La struttura è composta da:
una sala da pranzo;
una cucina con annesso un magazzino per le vivande;
due stanze (una per gli operatori e una per l'ufficio-segreteria);
due dormitori separati: uno per i bambini e un altro per le bambine, arredati con letti a castello. Entrambi hanno i servizi (5 bagni, 5 docce, 8 lavandini con pavimento piastrellato;
sei servizi igienici esterni.
La struttura inoltre dispone di risorse per renderla il più autosufficiente possibile:
due cisterne per la raccolta dell'acqua piovana (8000 litri);
un terreno per le coltivazioni degli ortaggi;
un'area per l'allevamento degli animali con 20 galline da uovo, 4 capre e 3 mucche.









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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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