Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 4 novembre 2015

Una nuova orfanella

E’ arrivata ieri.
E’ piccolissima e pesa meno di due chilogrammi, anche se è nata il giorno 11 settembre 2015.
Sua mamma è morta di parto, ma suo padre è vivo ed abita non molto lontano da Chaaria, nel villaggio di Kirirwa.
La piccola era nata pretermine in un altro ospedale, dove avevano fatto un cesareo a motivo di complicazioni materne (eclampia ed emorragia ante-partum). Purtroppo la donna non era sopravvissuta all’intervento.
L’abbiamo accolta dall’ospedale generale di Meru dove era stata fino ad ora in incubatrice, e starà con noi finchè il padre deciderà di riprenderla: orientativamente il genitore ci parlava di fine aprile 2016.
La piccola si chiama Stella Kangai.
Come vedete, i vestiti sono un po’ grossi in quanto è proprio uno scricciolino.
Siamo contenti di averla qui con noi, anche se chiaramente siamo tristi per la dipartita della sua mamma.
Al momento quindi abbiamo due orfanelle di cui prenderci cura

Fr Beppe




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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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