Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 27 dicembre 2015

Festa della Sacra Famiglia

Mi piace sempre la solennità di oggi.
Pensare alla Sacra Famiglia di Maria, Gesù e Giuseppe, mi fa pensare prima di tutto alla mia famiglia, da cui ho ricevuto e ricevo tantissimo amore e sostegno.
Oggi poi prego per tutte le famiglie che conosco, affinchè il Signore conceda a tutti il dono dell'unità, dell'armonia e della pace interiore.
Oggi è stata una giornata particolare comunque, anche da questo punto di vista: stamattina dopo Messa infatti siamo entrati in sala per un cesareo urgente. Si trattava della moglie del nostro laboratorista.
Come sempre eravamo piuttosto tesi, in quanto non abbiamo l'anestesista nel week end, e normalmente ci aspettiamo complicazioni con amici, parenti, conoscenti e membri dello staff.
Invece, anestesia e cesareo sono andati benissimo, ed abbiamo donato a quella giovane coppia una bella bambina.
E' stato bello vedere papà, mamma e neonata insieme nella camera della maternità. Mi ha commosso vederli così felici, e mi sono sentito bene al pensiero che in qualche modo anche io ho contribuito a questo quadretto familiare delizioso.
Non se lo ricorderanno, ma io so che questa bimba è viva anche grazie a me.
La maternità è stata comunque molto impegnativa oggi, nonostante fosse domenica, ed a ruota abbiamo avuto altri tre casi in cui i travagli hanno avuto complicazioni ed hanno richiesto cesareo urgente.


Onestamente è stato pesante, anche perchè la domenica pomeriggio è normalemnte anche l'unico momento in cui stacco un po' la spina: oggi non ho potuto riposare e non c'è stato verso di lasciare l'ospedale, ma il pianto vigoroso dei neonati e la gioia delle mamme hanno
certamente ripagato il sacrificio che abbiamo fatto per essere sempre a disposizione di tutti, anche nelle festività.
Non ho visto i mariti delle altre donne, e non si è ripetuto il quadretto che ho contemplato stamattina. E' raro infatti che gli uomini si avventurino nel reparto di maternità: questo è considerato un compito delle donne nella cultura locale. I maschi attendono il neonato a casa.
Sono comunque certo che anche queste donne hanno un marito che le aspetta e che oggi è entusiasta alla notizia che è venuto al mondo un loro figlio...un loro discendente.
Ecco come abbiamo vissuto la festa della Sacra Famiglia, aiutando molte famiglie semplici a ricevere da Dio il dono più prezioso: il dono di una nuova vita.
Non sono riuscito a partecipare all'ora di adorazione serale con la comunità, perchè ero ancora in sala, ma non mi sento in colpa, perchè so che il Signore guarda nell'intimo delle persone.
Sono anche più che certo che salvare una vita è di per sè una grande preghiera.

Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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