Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 8 dicembre 2015

L'impotenza del medico

Kendi è venuta a trovarmi giovedì scorso: “ti ho portato mio fratello. Sta malissimo ed ho bisogno che tu lo veda”
Naturalmente l’ho fatto molto volentieri per la mia amica che un tempo lavorava qui a Chaaria con noi.
“Mio fratello ha tosse secca e non riesce quasi a respirare. Sta male da un po’ di tempo, ma è testone e non ha voluto vedere alcun medico prima di oggi. Sono molto preoccupata perchè in passato è già stato curato altre due volte di tubercolosi e temo che questa sia una terza ricaduta”
Visito quel ragazzo spilungone. Sulla cartella clinica leggo che ha appena 24 anni. Le sue condizioni sono pessime. 
La cute è imperlata di goccioline di sudore gelido, ha la pressione molto bassa e soprattutto ha una tremenda fame d’aria...come se nella stanza non ci fosse abbastanza ossigeno, o come se le sue inspirazioni non gli bastassero mai. Ansima e si agita; non riesce a stare sdraiato e cerca qualche sollievo in posizione seduta.
All’ascoltazione il polmone sinistro è totalmente silenzioso, come se da quella parte non passasse aria nel modo più assoluto. Purtroppo anche a destra il polmone è umido, come se stesse per andare in edema polmonare.



Facciamo partire gli esami di routine, che in qualche modo ci orientano nuovamente verso una possibile tubercolosi.
Con mia sorpresa (vista la possibile terza ricaduta) il paziente è HIV negativo.
Riusciamo ad ottenere una lastra del torace in giornata: c’è un importante versamento pleurico a sinistra, mentre a destra ci sono opacità diffuse come da polmonite atipica o tubercolosi.
Nel tentativo di farlo respirare un po’ meglio, gli mettiamo un dreanaggio toracico a pressione negativa e ci rendiamo conto che quel versamento è in effetti pus, che viene espulso abbastanza rapidamente nel sistema di drenaggio.
Nel frattempo copriamo il nostro paziente con terapia antibiotica ad ampio spettro e facciamo partire la ricerca del micobatterio sul materiale aspirato dalla cavità pleurica.
Riusciamo ad avere il risultato in poche ore: positività per micobattero della tubercolosi. Il test esclude resistenze alla terapia antitubercolare ordinaria, per cui gli esperti del governo ci consigliano di ripartire con lo stesso schema terapeutico usato in precedenza.
Il paziente, ora coperto sia per polmonite atipica che per tubercolosi non accenna però ad alcun miglioramento: la congestione polmonare si aggrava ed in poche ore arriviamo ad un edema polmonare conclamato.
Le nostre manovre e terapie di emergenza non sortiscono alcun effetto ed il fratello di Kendi ci lascia alle ore 22.
“Ho portato qui mio fratello perchè tu sei l’unico medico di cui mi fido”, mi aveva detto lei poche ore prima...ed ora dovrò dirle che io suo fratello proprio non sono riuscito a salvarlo!
La tubercolosi è un killer terribile in Africa.
Oggi direi che la TBC uccide più della malaria, almeno per quanto riguarda la situazione di Chaaria


Fr Beppe


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