Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 5 dicembre 2015

Pamela e Sharon

Carissimi amici e benefattori che ci aiutate per questa famiglia, ecco finalmente la foto che da tanto volevo inviarvi e che alcuni desideravano con insistenza.
Per motivi che sfuggono alla mia comprensione, la madre (Kinya) ha sempre glissato ed ha più volte rifiutato di venire in ospedale per la foto. Poi alla fine si è convinta solo quando le ho detto che avrei tagliato ogni aiuto economico nei suoi confronti, se avesse perseverato nel suo rifiuto.
Pamela, come vedete, è tornata a casa: era sparita per lungo tempo e qualcuno diceva che era addirittura già sposata. Altri sostengono che si dedica alla prostituzione per pochi soldi anche ora. Difficile sapere la verità, dal momento che la madre stessa è davvero molto limitata intellettualmente ed assolutamente non collaborante.
Quello che so di certo è che Pamela, per ragioni difficili da comprendere, non va più a scuola (ha smesso in quinta elementare): stasera ho chiesto alla mamma perchè, e lei naturalmente ha dato la colpa agli altri, accusando i maestri di aver organizzato un complotto per mandarla via da scuola...cosa che credo ben poco, perchè gli insegnanti li conosco e sono tutti preoccupati per Pamela. 


Sharon invece non è mai scappata di casa, anche se a Chaaria si mormora che anche lei, alla sua tenera età, già segua le orme della sorella maggiore. Per adesso Sharon va a scuola e frequenta la seconda elementare.
Anche la vita della mamma lascia abbastanza a desiderare, ma non ci sono altri parenti economicamente più stabili che potrebbero prendersi cura delle bambine. Sicuramente Pamela e Sharon non hanno un grande punto di riferimento nella madre. La polizia aveva anche messo Pamela in una scuola speciale (una specie di scuola correttiva), ma lei è scappata anche di lì.
Noi continuiamo ad offrire il nostro supporto economico, anche se non riusciamo ad incidere molto sul modo in cui queste bambine vengono educate ed allevate.
Carissimi benefattori, spero che apprezziate il nostro sforzo di non lasciare che queste bimbe muoiano di fame, di aiutare la mamma nell'acquisto del cibo e dei vestiti, nel sostentamento per le spese scolastiche, nel pagamento dell'affitto e nelle cure sanitarie completamente gratuite.
Per Pamela e Sharon più che mai dobbiamo comunque ammettere che il loro futuro e la piega che la loro vita prenderà, sono completamente nelle mani di Dio.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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