Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 22 gennaio 2016

Grazie a tutti

Carissimi amici,
oggi è stata una giornata veramente speciale, pur nella sua ferialità. E' iniziata a mezzanotte in sala operatoria per un cesareo: e quale modo migliore avrei avuto di celebrare l'inizio della mia giornata di compleanno, se non in sala operatoria a far nascere un bambino che festeggerà il suo compleanno insieme con me?
Poi, già alle lodi mattutine Fr Giancarlo ha pregato per me e per le mie intenzioni.
Sono andato a Messa in parrocchia insieme ai Fratelli, ed a colazione mi sono trovato il regalo della comunità: uno stupendo kitenge africano di colore azzurro...i Fratelli lo sanno quanto mi piacciano questi camicioni!
Sono andato a lavorare sereno, con il cuore pieno di riconoscenza per il dono della vita: non posso non rendermi conto che ormai gli anni sono 54, e che mio papà per esempio a questa età non ci è mai arrivato perchè è morto a 51 anni.
Non era un pensiero triste, ma la constatazione tranquilla che la vita è un dono e che d’ora in poi devo prendere ogni istante come un regalo del Signore.
I membri dello staff sono stati molto carini e tantissimi mi hanno fatto i loro auguri personalmente.
E che dire di tutte le persone che mi hanno scritto su facebook o per mail!
Non sono riuscito a rispondere a tutti, perchè i messaggi sono stati centinaia e centinaia.
Sono stato sommerso di auguri, e questo mi ha commosso e mi ha molto incoraggiato: spesso infatti, stando in ospedale tutto il tempo e non avendo molti contatti con l’Italia, tendo a pensare che la gente si sia ormai scordata di me. 



A volte fa capolino la tentazione della solitudine. Oggi però ho scoperto che non è così: sono davvero tanti quelli che mi vogliono bene, che mi pensano e che me lo hanno fatto sentire oggi anche con un messaggio scritto. Grazie di cuore a tutti. L’ho davvero apprezzato!
Poi, la sorpresa finale è stata a cena: un bellissimo momento comunitario in cui abbiamo condiviso il pasto tutti insieme (Suore, Fratelli e Volontari). Ci sono state birra, le bibite, una stupenda torta preparata da Dolores. I volontari mi hanno addirittura fatto uno stupendo regalo di cui avevo proprio bisogno: una nuova macchina fotografica che arriva proprio a pennello, pochi giorni dopo che si era rotta la mia.
Oggi quindi è stata una giornata commovente e bella, un momento di pace e di grosso incoraggiamento a ringraziare Dio per il dono della vita e dell’amicizia, di cui onestamente ho scoperto di essere molto ricco.
Grazie di cuore a tutti.


Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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