Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 24 gennaio 2016

Riflessioni tristi

Oggi ho rivisto Antony, un ragazzo di 19 anni a cui sei mesi fa avevo fatto una difficile amputazione della gamba destra alla coscia.
L'angosciosa decisione di amputare l'avevamo presa perchè aveva un enorme sarcoma osteogenico del femore, istologicamente documentato.
La sua famiglia da subito aveva declinato la possibilità di eseguire chemio e radioterapie, a motivo di problemi economici.
Noi avevamo fatto una piccola stadiazione, e non avevamo trovato in quel momento segni di metastasi addominali o polmonari.
La scintigrafia ossea purtroppo non l'avevamo fatta perchè non disponibile se non a Nairobi...e comunque troppo costosa.
L'amputazione, più lontano possibile dal focolaio maligno, ci era sembrata l'unica opzione terapeutica nel suo caso disperato.
Naturalmente questa decisione era stata molto difficile per i suoi genitori, per Antony ed anche per me.
Antony non si è mai ripreso dal trauma psicologico dell'amputazione, ed i suoi cari oggi mi dicevano che a casa è estremamente difficile vivere con lui ed anche solo strappargli una parola.
Oggi l'ho visitato con una lastra del bacino ed una del torace. Gliele avevo prescritte alcuni giorni fa perchè era molto dispnoico e lamentava inoltre un forte dolore all'anca sinistra, un dolore tanto forte da non farlo dormire.
Gli esami radiografici hanno rivelato un quadro disastroso e per me inaspettato, soprattutto per la rapidità con cui si è instaurato dopo il primo intervento.


Antony ha metastasi polmonari, ed una recidiva di sarcoma alla testa del femore sinistro.
Probabilmente anche quando avevamo operato la prima volta, c'erano già micrometastasi polmonari che la lastra non aveva colto. lo stesso dicasi per la disseminazione ematogena del tumore al femore sinistro.
Lo sapevamo che il sarcoma osteogenico è molto maligno, soprattutto nel giovane, ma la situazione di Antony ci angoscia profondamente: che cosa possiamo fare per lui? I problemi economici della sua famiglia persistono. Inoltre, amputare dall'altra parte non ha comunque alcun senso, visto che ci sono già metastasi polmonari e probabilmente altrove.
Molto probabilmente potremo solo dargli delle terapie palliative per il dolore...e quasi sicuramente l'aspettativa di vita sarà molto bassa.
Non ho potuto fare a meno di sentirmi disorientato di fronte a questa situazione di una giovane vita già stroncata dal tumore all'età di 19 anni.
Insieme mi sono sentito fortunato, perchè io invece di anni ne ho 54 e finora devo dire che sto decisamente bene. Ho pensato che è ingiusto che io mi lamenti. Devo solo e sempre ringraziare il Signore per i tanti doni che sempre Lui mi fa, senza che io ne abbia alcun merito.
Veder morore Antony in quel modo mi sconvolge: perchè lui e non io?
Lo so che sono domande senza risposta.

fr Beppe


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