Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 3 febbraio 2016

Il maggior passo avanti di questi giorni

Tutte le volte che viviamo una maratona ortopedica con Luciano e Toto ci fissiamo anche degli obiettivi di apprendimento.
Quest'anno l'obiettivo è quello di imparare a gestire in modo indipendente la tecnica chirurgica del chiodo endomidollare per le fratture di femore e di tibia.
L'afflusso incredibile di pazienti, unito all'alto numero di operandi che sono stati trasferiti a Chaaria dall'ospedale di Meru, ci ha dato la possibilità di eseguire moltissimi di questi interventi, e di prendere quindi dimestichezza con la tecnica e con lo strumentario.
Credo che ormai la nuova procedura sia abbastanza assodata e che potremo continuare ad operare anche in assenza di Luciano e Toto.
Anche il Dr Nyaga e la Dottoressa Makandi dell'ospedale di Meru sono stati presenti a Chaaria in più occasioni ed hanno imparato a gestire bene il nuovo set ortopedico regalatoci dall'Associazione di Cagliari.
Anch'essi saranno di grosso sostegno per Chaaria, in quanto mi hanno promesso di venire ad aiutarmi tutte le volte che ne avrò bisogno.
Il nostro fine sarà quello di operare sempre i pazienti subito dopo la frattura, evitando quello che sta accadendo ancora anche in questi giorni in cui Luciano deve intervenire su fratture vecchie a volte di sei mesi.


Tutto diventa estremamente più difficile su una frattura inveterata, mentre su un trauma recente la tecnica che abbiamo imparato risulta semplice ed anche relativamente veloce.
La cosa più bella è che con i chidi endomidollari, diversamente che con le placche, i pazienti si possono mobilizzare già dal giorno seguente all'intervento, ed i tempi di permanenza in ospedale si riducono notevolmente. L'altro grandissimo vantaggio, soprattutto per le fratture di tibia, è che si evitano le frequenti complicazioni di decubito della placca sulla cute, con conseguente necrosi, esposizione dell'osso, osteomielite...e tutto quello che ne deriva in seguito.
Sono personalmente estremamente molto grato a Luciano, a Toto (con cui stiamo lavorando come dei pazzi) ed a tutti gli amici di Cagliari che da anni ci stanno sostenendo e formando nel campo dell'ortopedia.

Fr Beppe


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